L’ambiente e l’inquinamento nel corso del XVIII° secolo
L’inquinamento è secondo molti la conseguenza di un uso improprio delle risorse ed è frutto dei tempi e dei giorni nostri. Fatta questa affermazione si deve invece dire che già nel corso del millesettecento vi erano stati nella nostra Regione importanti fenomeni legati all’inquinamento; in quel secolo la Valle d’Aosta viveva infatti un periodo di intensa industrializzazione. Dal secolo precedente erano infatti particolarmente attive e funzionanti numerose cave da cui si estraevano minerali quali ferro e rame che erano in seguito lavorati nei forni predisposti in numerosi comuni della Regione. Ampie superfici di bosco furono tagliate e utilizzate come combustibile per garantire il funzionamento delle fornaci. È di quell’epoca un documento indirizzato dall’allora Intendente del Ducato d’Aosta al nostro sindaco; un’estesa superficie di bosco fu abbattuta, causando gravi pericoli all’ambiente e impoverendo notevolmente le comunità che di quel bosco vivevano. L’Intendente Des Étoles comunica quindi, nel corso del 1774, al nostro Sindaco Lachet Jean-Jacques e al Consiglio comunale che saranno puniti secondo la legge ma che purtroppo nessuno potrà risarcire quei poveri paesani che da tale situazione sono stati economicamente e gravemente danneggiati (R. Rio, Vignet des Étoles, Aosta, 2001). Dalle fornaci, per la calcificazione del minerale, uscivano invece in quantità fumi e veleni che diffondendosi nell’ambiente provocarono enormi danni alla già non ricca agricoltura. Questo inquinamento, di cui si ha notizia fin dal 1745, comportò una vera e propria sollevazione popolare che vide anche la partecipazione attenta e preoccupata della nostra comunità che attraverso i suoi rappresentanti così scrive al Conseil des Commis di Aosta: «…les herbes, feuilles des arbres fruttiers et autres, le vignoble, les grains en leur naissance, accroissements et maturité souffrent considérables pertes et decheps par les fumées mauvaises et malignes que le souffre, mercure et autres mélanges répandent dans cet androit et que les grands vents, fort fréquents dans cette province, portent et distribuent fort loin…» Malgrado queste comunicazioni all’ente che avrebbe dovuto essere preposto al controllo l’attività estrattiva e di lavorazione prosegue addirittura con più vigore; altre lamentele e finalmente dal Conseil des Commis è nominata una speciale commissione che ha l’ordine di recarsi presso le varie comunità e di raccogliere informazioni e doléances varie. Fu proprio a causa della gravità della situazione nel nostro paese che tale gruppo di lavoro s’insediò nella Casa Parrocchiale di Saint-Vincent. È però da rimarcare il momento storico particolare in cui tutto questo si svolge; Saint-Vincent era, in quegli anni, una comunità abbastanza numerosa che traeva la sua economia solamente dall’agricoltura e in particolare dalle coltivazioni dei cereali e delle viti. La collina pagava, da sola, i due terzi dei tributi fiscali dovuti dal nostro paese; la peste che aveva flagellato anche Saint-Vincent era ormai un lontano ricordo e le proprietà terapeutiche dell’acqua erano ancora note solo alle mandrie che pascolavano in zona. Il pur minimo problema collegato alle colture era naturalmente ampliato e aveva ripercussioni sociali ed economiche enormi sulla comunità. Dopo essersi insediata nella locale Casa Parrocchiale la Commissione procedette alle verifiche sul territorio e all’audizione dei nobili sulle cui giurisdizioni e territori erano insediati i forni causa primaria e scatenante di tutti i guai dell’epoca. Dalle indagini svolte e dalle perizie e sopralluoghi apparve chiaro il problema in tutta la sua gravità, che seppure dopo molti decenni non si volle in nessun modo tentare di risolvere. L’industrializzazione aveva fatto il suo ingresso nella nostra piccola regione con il suo pesante bagaglio e con tutti i problemi annessi e connessi.