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Illustri ospiti

Illustri ospiti

Grazie alla sua posizione geografica, Saint-Vincent, è sempre stata attraversata e visitata da importantissimi personaggi. La storia ci ricorda la strada romana delle Gallie che nei pressi del borgo mostra tutt’oggi gli importanti resti del ponte Romano sul torrente Cillian e, nel sottosuolo della chiesa, gli altrettanto importanti resti di una mansio romana dalle grandi dimensioni. Sulla citata strada per quasi mille anni transitarono papi, imperatori, re, eserciti, messaggeri e commercianti. Poco prima dell’anno Mille furono gli ecclesiastici e i pellegrini di mezza Europa diretti a Roma o in Terrasanta a ripercorrere quella strada estremamente importante e trafficata ribattezzata Via Francigena o Romea. Abbiamo informazioni relative all’alto medioevo che ci documentano la presenza di un piccolo Hospitale o luogo di accoglienza di dimensioni ridotte ma certamente molto importante a chi era in viaggio. Della presenza di quella struttura abbiamo carte che ci informano che tale punto di accoglienza -perché questa era la principale finalità di quella struttura retta dalla potente Collegiata di Saint Gilles di Verrès (Ao)- rimase in attività fino alla seconda metà del XVI° secolo. Verosimilmente dalle ceneri di quella struttura dovettero sorgere nell’antico borgo altre dimore adatte ad accogliere coloro che erano in transito in questo paese o che qui vi giungevano per soggiorno. Nel millecinquecento anche in Valle d’Aosta giungono numerosi i cartografi e i geologi inviati dai Duchi di Savoia per compiere i rilievi del territorio e verificare se su di esso vi siano giacimenti da sfruttare. Sono infatti di quell’epoca alcune interessanti mappe che senza errore localizzano il nostro paese. Dalla fine del XVII° secolo e per tutto quello successivo, la nostra regione è visitata da numerosissimi viaggiatori; perlopiù si tratta di inglesi e di francesi che sono alla scoperta delle Alpi, del territorio, dei monumenti e naturalmente dei paesi e delle comunità. Saranno proprio i loro diari, le loro corrispondenze, i loro disegni e le loro pubblicazioni che più di altre cose concorreranno a far conoscere il nome di Saint-Vincent, e naturalmente della nostra regione, in Europa. Si tratta di cartografi, filosofi, letterati, scrittori e disegnatori e viaggiatori per diletto che racconteranno di una valle caratterizzata da aspre montagne, assenza quasi totale di strade, con piccoli borghi -alcune volte molto puliti e altre meno-. Tra questi viaggiatori va segnalato William Turner; costui, pittore, paesaggista e acquerellista sarà in questa regione attento visitatore e rilevatore di luoghi e monumenti. Lo seguiranno lo scrittore Harry Seymour e James Cockburn. Quest’ultimo, di nazionalità inglese, ufficiale di carriera, pittore e illustratore delle località visitate, lascerà numerose stampe tra cui una bella tavola riproducente il nostro ponte Romano ancora intatto. Altro personaggio di tutto rispetto è il filosofo, storico, collezionista e disegnatore di notevole talento John Ruskin, che in valle d’Aosta ritorna più volte e che durante l’ultimo viaggio soggiorna a Saint-Vincent, paese che utilizza come base di partenza per le sue passeggiate, ispezioni ed escursioni. Nel 1857 giunge nella nostra cittadina anche il celebre scrittore russo Leone Tolstoj che vagabonderà lungamente sul territorio lasciandoci un Diario e preziosi Quaderni d’appunti da cui si ricavano sue curiose annotazioni sul Colle di Joux e sull’antico borgo di Saint-Vincent. Dopo tanto camminare su monti e colli si lascerà prendere la mano e al suo diario affiderà una nota in cui si decantano le ammalianti virtù di …une jolie marchande de tabac di Saint-Vincent. Vi è poi un altro “ospite” del nostro paese di cui si deve dare conto anche se forse si tratta del solo personaggio di cui la nostra cittadina avrebbe fatto facilmente e comprensibilmente a meno: Napoleone Bonaparte. Era il maggio del 1800 e il Console, accompagnato da oltre quarantamila soldati in marcia per la Campagna d’Italia, dopo essere sceso dal colle del Gran San Bernardo giunse ad Aosta e riprese il cammino all’indomani fino a Chatillon dove prese alloggio. La fortezza di Bard gli ostacolò il cammino delle truppe e alcune memorie, tra cui quella dell’allora parroco di Saint-Vincent, ci informano che egli sarebbe salito fino al Colle di Joux alla ricerca di una strada alternativa al citato forte e che nei pressi di Joux sarebbe addirittura stato fermato da alcuni militari austriaci. Non sappiamo se il fatto corrisponda a verità ma per molto tempo una tradizione orale ricordò alla popolazione locale la presenza di un ospite che alle casse comunali e all’intera popolazione costò molto danaro, decisamente molto danaro e viveri. Nel frattempo nel 1770 l’abate J.-B. Perret aveva scoperto le proprietà terapeutiche della sorgente Fons Salutis di Saint-Vincent. Informato della scoperta il re Carlo Emanuele III invierà sul posto il cavalier De Buttet e l’illustre dottor Gioanetti i quali avranno il preciso incarico di analizzare le acque, di certificarne la bontà per consigliarla a scopi curativi; nel contempo lo stesso re ordinerà il miglioramento della rete viaria e, come recita l’iscrizione in latino apposta in loco, verrà aperta una nuova strada nelle strette gole dominate dal castello di Montjovet. Gli ingenti costi sostenuti per tale opera saranno giustificati dalla necessità di favorire e facilitare il commercio e l’uso delle acque termali. Nel nostro paese, pur essendo argomento non ancora approfondito in sede storica, dovettero giocoforza nascere delle strutture di accoglienza: locande, café e alberghi. Certo è che nel 1797 giunge a Saint-Vincent, per un periodo di cure termali, Benedetto Maurizio duca di Chablais e figlio di re Carlo Emanuele III. Dopo di lui accorreranno alla sorgente benefica della Fons Salutis per domandare benefici fisici: reali, nobili, aristocratici. L’elenco è lunghissimo e si apre con S.A.R. la regina Maria Teresa d’Asburgo d’Este, consorte di Vittorio Emanuele I che a Saint-Vincent sarà ininterrottamente presente dal 1820 al 1828 in compagnia delle figlie le principesse Maria Anna e Maria Cristina. Nel 1850 sarà la volta di S.A.R. il duca Ferdinando di Savoia e poi ancora la principessa Letizia, il principe Luigi-Napoleone, il principe Danilo di Montenegro con la consorte per concludere infine con i numerosi soggiorni di Sua Maestà la regina Margherita consorte di re Umberto di Savoia che non si limiterà alle cure termali e al dolce far niente che accompagnava sempre questa vacanza ma con grande passione e interesse visiterà anche il territorio circostante e si farà fotografare al Colle di Joux in compagnia di una sua dama di corte. Grande promotore delle acque termali sono il medico e già sindaco di Aosta Auguste Argentier e il medico dello stabilimento Théodore Sollier; il primo, dimenticato uomo di scienze e giornalista, editerà con cadenza settimanale un giornale dal titolo L’Album. Journal des Grandes Alpes che avrà come finalità la promozione del turismo della nostra regione e fornirà un'importante promozione delle acque salvifiche, dell’ambiente, delle antichità con utili consigli e suggerimenti agli albergatori i quali sono costantemente invitati ad essere più zelanti nei confronti dei loro ospiti. Il secondo in alcune felici prose ne decanterà la sorgente e le virtù salutari. Il Prof. M. Cuaz che ha studiato a fondo il tema del termalismo valdostano fin dalle sue origini e della conseguente nascita del turismo -i cui risultati sono contenuti nel volume Valle d’Aosta. Storia di un’immagine- sostiene che in particolare “…all’avanguardia del processo di consapevole promozione turistica furono le stazioni termali di Courmayeur e Saint-Vincent, le località dove si poteva ricorrere alle cure di acque termali salutifere e il cui primo sviluppo era già stato avviato senza nessuna esplicita politica di promozione turistica locale…”. Il nostro paese assume ben presto il titolo di Carlsbad italiana e questo la dice lunga sulle forme di promozione turistica dell’epoca che vedevano in Saint-Vincent una degna sede in concorrenza con altre stazioni termali d’oltralpe. Naturalmente il paese in concomitanza con la presenza di tanta nobiltà e aristocrazia diventa un centro molto elegante e alle sue terme si cureranno alti funzionari di corte, magistrati di carriera e, in particolare, numerosi militari reduci dalle Guerre d’Indipendenza e Risorgimentali. E’ il caso, tra gli altri, di Silvio Pellico che giunse nel nostro paese nell’estate del 1850. Pellico, patriota e scrittore, iscritto alla Carboneria fu arrestato e condannato a morte; successivamente fu graziato e la pena si risolse con un lunghissimo periodo di prigionia da scontarsi nella fortezza denominata Spielberg (Moravia, rep. Ceca). Ritornato libero giunse necessitante di cure idroponiche e riposo nel nostro paese dove risedette per molte settimane presso la locale parrocchia ospite del parroco. Tra i letterati che hanno conosciuto la Valle d’Aosta non va dimenticato il grande drammaturgo e romanziere francese Alexandre Dumas, padre, che in cerca di giovamento fisico frequenta, senza troppo entusiasmo, le terme di Pré Saint-Didier, e dopo aver percorso la regione senza aver però lasciato scritti che certifichino una sua quasi certa fermata nel nostro paese e alle nostre terme. Tra gli illustri ospiti di Saint-Vincent bisogna annoverare anche il barone francese De Malzen che ci regalerà una bellissima immagine del nostro ponte Romano ancora intatto in ogni sua parte. Come non parlare poi dello scrittore e paesaggista parigino Edouard Aubert; senza esagerazioni possiamo affermare che fu certamente il testimonial di Saint-Vincent più importante di tutti i tempi. Le belle immagini contenute nel volume La Vallée d’Aoste edito a Parigi mostrano il nostro borgo e alcune sue antichità con grazia e precisione di dettagli; tutto fa inoltre supporre che il suo soggiorno sia stato particolarmente gradevole perché su Saint-Vincent scrive prose meravigliose che non si fermano alla bellezza dei luoghi, all’ambiente e alla sua gente ma con determinazione invitano i suoi lettori a visitare il paese e in particolare a curarsi presso la sorgente della Fons Salutis della quale dice: …non lo ripeterò mai abbastanza. Voi che soffrite, venite qui e dimenticherete ben presto tutti i mali che vi opprimono…Verso la metà del XIX secolo è più volte presente a Saint-Vincent l’architetto portoghese Alfredo D'Andrade. Costui, grande pittore, restauratore, critico d’arte, Direttore dell’Amministrazione Sabauda dell’Arte Antica, appassionato di storia romana e di architetture medievali resterà affascinato dalla ricchezza, dalla qualità dei monumenti presenti nella nostra regione. I suoi soggiorni a Saint-Vincent sono certificati da numerosissimi schizzi prospettici del paese e altri disegni che egli realizzerà presso la chiesa di San Maurizio di Moron: le vetrate, il trave di sostegno della cantoria, la modanatura di una porta, la facciata e numerose vedute prospettiche dell’antica chiesa. Oggi l’intero materiale è depositato e conservato presso la Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino nel Fondo d’Andrade. Nell’agosto del 1895 giunge nel nostro paese, probabilmente su indicazione della regina Margherita di cui era intimo amico, il sessantenne poeta e critico letterario Giosuè Carducci anch’egli incantato dalla rara bellezza dei luoghi e dalle montagne circostanti nonché dalle acque dei torrenti e della Dora Baltea. Nei primi anni del novecento abita in questo paese, nella casa del genitore, Amilcare Crétier. Il giovane appassionato di montagna oltre misura, si cimenta fin dalla giovane età con ascensioni sulle cime circostanti questo paese aprendo inoltre nuove vie su numerose montagne della Valle d’Aosta. Terminati gli studi in valle si iscrive all’Università di Torino; con il tempo è diventato uno scalatore professionista, e un valido corrispondente del Club Alpino Italiano. Purtroppo al ritorno da una scalata sul Pic Tyndall nel gruppo del Cervino cadrà giovanissimo -aveva solo 24 anni!- insieme agli amici Antonio Gaspard e Basilio Obietti. Le terme sono ormai note in mezza Europa ma le guerre del novecento rallenteranno tutta quella fiumana di persone che necessita di aria salubre e di acque salutari. Malgrado il secondo conflitto mondiale, il nostro paese saprà mantenere quella vecchia e tanto cara tradizione di ospitalità e accoglienza. A Saint-Vincent giungeranno molte persone sfollate dalle grandi città per motivi politici o religiosi; tante famiglie nasconderanno questi rifugiati e con amore, e nel silenzio, sapranno aiutare queste persone in difficoltà. E’ il caso dell’ebreo tedesco Karl Elsberg e della sua famiglia che dopo un'odissea durata troppo tempo ritroveranno nel collinare villaggio di Salirod quella pace e quell’affetto di cui tanto hanno bisogno. Meno fortunati saranno invece Primo Levi e i suoi amici che, rifugiatisi nel villaggio di Amay, saranno arrestati e tradotti in Germania dove conosceranno i campi di sterminio nazisti. Una nuova stagione si apre però a Saint-Vincent nel 1947 quando si inaugura la casa da Gioco e un numero davvero incredibile di celebrità giungerà nuovamente in questo paese. Saranno nel 1947 gli attori americani Linda Christian e Tyrone Power, a bordo di una Mercury d’argento, che, con il loro arrivo, contribuiranno a rilanciare l’immagine turistica del paese e della casa da gioco che diventerà per molto tempo chiodo fisso di re Faruk d’Egitto. I grandi appuntamenti artistici e culturali, i Premi per il cinema, il teatro, il giornalismo, le arti figurative, le scienze mediche, l’economia faranno giungere a Saint-Vincent i più grandi nomi dei vari campi. Difficile ricordarli tutti anche se non è possibile dimenticare Indro Montanelli, Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Visconti, Fellini, Antognoni, Totò, Peppino De Filippo, Vittorio Gassmann, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Anna Magnani, Monica Vitti, Claudia Cardinale, Laura Antonelli, Ornella Muti e poi ancora i registi Alberto Lattuada, Luchino Visconti, Pier Paolo Pasolini e Federico Fellini. Nelle scienze mediche ricordiamo gli americani Selman A. Waksman e Michael De Bakey, lo svedese Ragnar Granit, gli italiani Alessandro Vallebona, Giuseppe Moruzzi e Rita Levi Montalcini. Che dire poi di personaggi della musica o dello spettacolo come Ray Charles, Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Liza Minelli, Mireille Mathieu o di sportivi del calibro di Cassius Clay che giunse con la famiglia e numerose guardie del corpo al suo seguito, Steffi Graf, Stefan Edberg o Boris Becker? Oltre a questi noti personaggi il nostro paese annota nel suo prezioso albo d’oro degli ospiti, numerosi capi di stato e di governo: il francese François Mitterand, il russo, padre della perestrojka Michail Sergeevic Gorbaciov, il polacco, generaleWojciech Jaruzelski, gli italiani Giovanni Leone e Giuseppe Saragat, Giulio Andreotti e ancora tantissimi altri. Forse, però, il più illustre ospite di Saint-Vincent, anche se per pochissime ore, è stato certamente Sua Santità Giovanni Paolo II. Il 19 luglio 2002, ultimo giorno delle sue vacanze estive in Valle d’Aosta, il Papa scelse lo splendido panorama del Colle di Joux, spartiacque fra Saint-Vincent e Ayas. Quel giorno il clima non era estivo: gran freddo e vento accompagnarono il cammino del Santo Padre che malgrado tutto percorse la strada poderale che dal comune di Emarèse si collega con la sella del Colle di Joux. Qui nel silenzio di una pineta mozzafiato che non trova riscontro in altri luoghi, il papa ha anche incontrato alcune persone con le quali ha parlato e successivamente ha dato la sua benedizione; nello steso luogo ha anche pregato contemplando queste meravigliose montagne che noi abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi e che frequentemente non sappiamo apprezzare in tutta la loro bellezza e fascino.

A tutte queste persone che nel corso dei secoli e tutt’oggi giungono a Saint-Vincent per motivi diversi noi dobbiamo un sentito grazie per l’onore accordatoci e per la pubblicità che in occasione del loro soggiorno o al termine di questo essi hanno fatto a Saint-Vincent, paese dove l’accoglienza e l’ospitalità hanno radici lontane.