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La peste del 1630

La peste del 1630

Nel corso del 1995 è stata trovata in un sottotetto della casa parrocchiale una grande quantità di vecchie carte che dopo la necessaria pulizia dalla polvere sono state sommariamente lette, catalogate e sistemate nell'archivio. Tra questi importanti documenti ne spicca in particolare uno: il Registro delle Sepolture della Parrocchia di Saint-Vincent comprendente il trentennio 1620-1653. Il documento (h. 42 x 16 cm. c.a.) è certamente una rarità in quanto in quelle pagine vi è anche un periodo tristemente noto: quello della peste del 1630-'33. La copertina, in pergamena, è parte di un atto di natura patrimoniale redatto in Aosta il 7 febbraio 1493. L'epoca detta "della Peste" è estremamente confusa e dobbiamo dire che a livello locale di quel periodo specifico conosciamo veramente poco. In campo regionale sappiamo che su una popolazione stimata in circa 105.000 residenti ben due terzi sarebbero morti a causa del terribile morbo. Fu davvero così? I registri anagrafici parrocchiali dell'epoca sono rarissimi e quelli civili erano ancora da inventare così come inesistenti paiono essere cronache coeve al periodo in questione; è quindi doppiamente importante il fortuito ritrovamento del Registro di cui si parla. Il registro deve essere stato sicuramente letto da Mons. J.-A. Duc che ne ha utilizzato il contenuto per la sua monumentale opera sulla storia della Chiesa locale. Tutte le pubblicazioni affermano che l'epidemia ebbe inizio nel 1630 e terminò nel corso del triennio successivo. Ebbene le prime sorprese le abbiamo scorrendo gli anni precedenti il 1630; nel periodo compreso tra il 1620 e il 1628 il numero dei decessi a Saint-Vincent è sostanzialmente stabile, e varia da trenta a quaranta. Non sappiamo quanti fossero all'epoca i residenti, ma la stabilità delle cifre delle sepolture indica un periodo sostanzialmente tranquillo e indenne da morie causate da pestilenze o guerre. La situazione evolve nel nostro paese nel tardo autunno dell'anno 1628 al punto che nella sola seconda metà del mese di dicembre gli interrati risultano essere otto (percentuale altissima e assolutamente anormale per una piccola comunità quale la nostra). L'anno successivo il numero sale in concomitanza con la stagione calda e il probabile dilagare del contagio del male; nel solo mese di luglio si contano tredici sepolture e altrettante sono il mese successivo. Il totale dei defunti relativo all'anno 1629 ammonta a 78 decessi ed è quindi chiaro il raddoppio rispetto all'anno precedente. Un'alta percentuale si registra ancora nei primissimi mesi del 1630 ma il totale annuo assomma a "sole" 21 inumazioni; dobbiamo però tenere conto del fatto che non vi sono registrazioni dal maggio 1630, data in cui il registro si interrompe, fino al mese di agosto dell'anno successivo epoca in cui si contano otto sepolture avvenute tutte nel secondo semestre. Dopo la ripresa le registrazioni sono effettuate da mano diversa dalla precedente e l'insieme dello scritto è caratterizzato da cancellature, date non cronologicamente consecutive e altre cose che fanno ad una situazione confusa e estremamente frammentata. Don Hosquet nella sua pubblicazione ci informa che nel corso del 1633 il parroco Jean Du Praz morì appestato; il registro pur non riportando firme fino al 1631 si presta ad una lettura diversa delle date e delle persone e indicherebbe che in realtà il sacerdote sarebbe deceduto tra il 1630 e l'anno successivo (verosimilmente dopo il 25 maggio 1630). L'anno 1632 risulta essere un groviglio di registrazioni per nulla coerenti ma disposte in ordine sparso quasi che il redattore fosse stato informato del fatto solo in fasi successive. In quel periodo, contrariamente a quanto avvenuto prima, il redattore (tale François Cappelin) firma il registro; questa persona sembrerebbe essere un frate, forse dirottato temporaneamente a Saint-Vincent da qualche convento a seguito del decesso del responsabile spirituale della comunità. Caratteristica di quel periodo è una maggiore precisione nella redazione degli atti; i defunti sono indicati con il nome e per esteso, luogo di residenza e addirittura si cita, ma solo in taluni casi, il luogo della sepoltura. Detto questo vi sono molti altri aspetti che meritano di essere evidenziati; di tutti priorità spetta sicuramente al fatto che la causa di morte non è assolutamente mai spiegata così come l'età che non compare mai. Il testo si limita ad un lapidario X Y fu sepolto(a) il giorno X del mese di Y dell'anno Z. Addirittura fino al 1632 non è neppure detto se nel registro sono annotati tutti i defunti della parrocchia (quindi Moron e frazioni collinari comprese) o se le sepolture sono riferibili solo al borgo e alle frazioni limitrofe. In un solo caso, ma questa è davvero una rarità, è detto che Martin Merlet, è stato sepolto il giorno 6 ottobre 1632 e che il citato è morto in «dolio vini». Il redattore intende dire che costui stava eseguendo la pigiatura delle vinacce all'interno di un tino (e la data autunnale del decesso conferma questa ipotesi) quando a causa delle esalazioni del mosto è deceduto. Lacune, imprecisioni e situazioni indefinite sono comunque una costante nel testo e confermano come all'epoca la terribile pestilenza dovette davvero sconvolgere fino alla radice sociale non solo il nostro paese ma tutta l'Italia; effetti questi che ci procurano incompletezza, disinformazione e buio documentale. Concludendo si può affermare che il nostro paese e la nostra comunità non furono affatto immuni dal terribile morbo ma che anzi, a differenza di altri centri valdostani, a Saint-Vincent la peste ebbe uno sviluppo repentino e devastante fin dal dicembre del 1628 (favorito certamente dal fatto che il nostro borgo era posto su una grande via di comunicazione internazionale). Sul Registro risultano poi annotate solo le sepolture e non i decessi per cui, anche se la cosa può essere inverosimile, non sono da escludere altre morti con inumazioni avvenute in terra non consacrata o comunque in luoghi solitamente deputati.