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Passeggiate

Le passeggiate

Alle persone che hanno scelto di godere delle bellezze di Saint-Vincent.

Il territorio di Saint-Vincent è costituito dall’enorme pianoro su cui è posto il borgo, dalle rive di un grande lago di epoca pleistocenica (oggi asciutto) posto a sud del borgo e da una collina che dolcemente raggiunge –ora in modo dolce ora in modo decisamente più aspro- la vetta del Monte Zerbion a 2722 m. slm. Con queste indicazioni desideriamo offrirvi la possibilità di conoscere più a fondo e in modo assolutamente autonomo il nostro territorio, i suoi secolari villaggi, la sua gente e i suoi spettacolari paesaggi. Vi preghiamo però di tenere a mente alcune note qui di seguito proposte.

Geonavigatore dei sentieri

Abbiate sempre cura di munirvi della cartina onde poter sempre capire esattamente dove vi trovate. Non preoccupatevi comunque se non trovate subito i sentieri di collegamento tra un itinerario e l’altro. Le strade sono praticamente tutte collegate e ognuna di loro ha comunque sempre uno sbocco. Non esitate a domandare consigli alle persone che incontrate sul territorio anche se magari occupate nei lavori agricoli. Portate sempre con voi dell’acqua; seppur ricco di sorgenti il nostro territorio ha delle zone in cui non vi sono fontanili. Considerate che siete a mezza montagna e che il tempo non è sempre stabile; per questi motivi ricordate di portare con voi abbigliamento e calzature consone all’itinerario che vi siete prefissati. Non abbandonate mai i sentieri per immettervi all’interno delle proprietà private (vigneti, campi, orti,…); ricordate che tutt’oggi molte persone vivono grazie ai frutti della terra che faticosamente coltivano giorno dopo giorno. Gli stessi boschi sono ancor oggi tenuti in grande considerazione, da parte dei locali, per i numerosi frutti raccolti in autunno. Non accendete fuochi e nel caso notiate del fumo avvisate subito gli Enti preposti alla salvaguardia di boschi e campagne. Non disturbate la quiete degli animali dei boschi con grida e schiamazzi. Il nostro territorio è ricco di fauna e di aree ad essa destinata; l’incontro con camosci, caprioli, cervi, aquile, scoiattoli e uccelli di numerose specie non si trasformi in una affannosa caccia ad ogni costo (limitatevi a quella fotografica…!). Ricordatevi che la Legge vieta la raccolta di qualsiasi varietà di fiore di montagna per cui trovandovi di fronte orchidee, ciclamini, viole e anemoni selvatici limitatevi ad ammirarne la bellezza, i colori e i profumi. Nei piccoli centri rurali approfondite l’itinerario percorrendo con attenzione i minuscoli vicoletti. Secoli di storia uniti a dettagli di ineguagliabile bellezza artistica potranno farvi apprezzare appieno la fatica del cammino. Per la visita alle cappelle domandate della famiglia che ha in deposito le chiavi e ricordate che entrate in luoghi sacri per cui mantenete un certo raccoglimento evitando nel contempo abbigliamenti discinti. Certi che i vostri passi sul nostro territorio saranno compiuti con rispetto e considerazione Vi auguriamo buone passeggiate!

Itinerario n. 1
Saint-Vincent, Saint-Clair (Châtillon).

Passeggiando sulle rive e all’interno di un lago asciutto.

Partenza da P.zza Chiesa, via A. Vuillerminaz, P.zza Mercato (la possibilità di tenere mercato a Saint-Vincent risale al 13 agosto dell’anno 1444 e si deve al Duca Ludovico di Savoia; diritto poi riconfermato dal Duca Amedeo in data 23 maggio 1465. Nel corso del 1783 i Duchi di Savoia concederanno a questa Comunità, dietro esplicita richiesta, la possibilità e la facoltà di organizzare annualmente una fiera), str. per Glereyaz e arrivo nella frazione il cui nome indica terreno alluvionale. La particolarità del citato villaggio è quella di essere stato edificato in un sito un tempo, peraltro lontanissimo, occupato dalle acque di un lago di origine pleistocenica. La chiusa di quest’ultimo era posizionata nella strettoia della Valle all’altezza del castello di Saint-Germain; le acque all’interno di questo bacino formavano un grandissimo invaso che lambiva la periferia di Aosta. In epoca successiva il fronte del bacino cedette e le acque scolarono verso la pianura lasciando grandi colline sabbiose in seguito occupate dall’uomo per colture agricole, in particolare viticole. La cappella della frazione dedicata a san Clemente venne voluta, con atto testamentario nel corso del 1627 dall’allora sindaco Clément Morise ma l’erezione del tempio avvenne solo nel corso dell’anno 1828. Nella frazione alcuni interessanti esempi di architettura rurale quali il forno (localizzato nei pressi della cappella); nel centro del minuscolo abitato piccolo sentiero pianeggiante che conduce a levante in direzione Tous. Proseguire a ponente sulla strada asfaltata, superare l’abitato di Larianaz e dirigersi verso la Dora che verrà costeggiata fino alla stazione ferroviaria di Châtillon. Di fronte a quest’ultima, su di un mammellone arenario, si noteranno una cappella del XVII° secolo dedicata a Saint-Clair e resti di una muratura perimetrale presumibilmente appartenente ad una casa forte. Da documenti si apprende che alla cappella di Saint-Clair si recava processionalmente la comunità di Saint-Vincent fin verso la seconda metà del XVIII° sec. L’ultimo tratto di strada era compiuto insieme ai parrocchiani di Châtillon che nello stesso giorno si recavano alla citata cappella. Dopo una breve funzione in quel luogo le due comunità, sempre in processione, si recavano nella chiesa di quel paese dove era celebrata una solenne santa messa. Nel pianoro sottostante la cappella di Saint-Clair era un tempo presente un agglomerato di case denominato Bourg des Rives che fu totalmente distrutto da una grande inondazione della Dora in epoca medievale.

Itinerario n. 2
Saint-Vincent, Domianaz (Châtillon).
A passeggio tra secolari castagni, sul corso di un canale del XIV° sec.

Possibilità di percorrere l’itinerario anche in M.B.

Partenza da P.zza Chiesa, via Biavaz (splendide bifore su casa del XVII° sec. recentemente ristrutturata), via Ravet, fr. Ecrivin (borgo antico con interessanti particolari architettonico-abitativi oggi in fase di avanzato recupero), congiunzione con v. M. Bianco e fr. Moulin. Il nome di quest’ultimo abitato un tempo extra-urbano deve essere senza dubbio collegato alla massiccia presenza nel corso dei secoli di numerose attività artigianali di interesse comunitario: mulini da grano, frantoi per la fabbricazione di olio di noci e folloni presso cui le lane prodotte localmente erano macerate e successivamente lavorate e filate per essere infine destinate alla creazione dei Draps (stoffa resistentissima e calda con la quale si creavano abiti e telerie per la casa). Tutte queste attività artigianali erano possibili grazie allo scorrere in loco di un antichissimo canale tutt’oggi attivo –il Rivo della Piana o di Saint-Vincent- la cui concessione risale al 17 agosto dell’anno 1325. Prima di abbandonare la frazione si consiglia una visita al plurisecolare castagno posto all’interno di una proprietà privata; quest’ultimo, scolpito nei recenti anni novanta, presenta una serie di figure rappresentanti la vita del paese e suoi personaggi leggendari o reali. Seguire quindi il corso del canale (che purtroppo scorre nascosto in grandi tubi) a Ponente in direzione Châtillon. Il sentiero, che si sviluppa totalmente in piano e che è stato rimodellato negli anni scorsi per volontà della Comunità Montana Monte Cervino, costeggia vigneti, supera il torrente Grand-Valey per proseguire all’interno di un bosco di castagni intercalato da vigneti e da un secondo piccolo torrente. Lo sguardo si perde nella vallata sottostante e principalmente sul villaggio medievale di Neran (Torre quadrata di rimarchevole bellezza circondata da volumi abitativi caratterizzati da monofore) e sulle opere viarie costruite dall’uomo –strade, autostrada, ferrovia- e, sul lato opposto della valle, il trecentesco castello di Ussel. Giunti in frazione Pessin-Dessous, in comune di Châtillon, meritano una visita il plurisecolare torchio per l’uva e l’agglomerato rurale caratterizzato da abitazioni contadine con interessanti particolari sette-ottocenteschi: monofore, bifore, cantonali di rara bellezza e fontanili. Proseguire quindi sulla strada asfaltata, a nord, in direzione Albard (cappella del XVIII° sec.), La Tour (resti di ben due torri entrambe di origine medievale) e infine Domianaz (cappella del XVII° sec., torchio, e all’interno della frazione caratteristici Rascards totalmente in legno).

Itinerario n. 3
Saint-Vincent, Perrière
A passeggio tra la magia dell’architettura secolare e quella dell’ambiente naturale.

Via Tromen, Cappella di Tromen (XVI° secolo, si deve probabilmente ad un voto civico e l’erezione e la dedicazione di questa a San Michele prima e alla Madonna delle Nevi poi dovevano scongiurare i pericoli provocati dalle acque tumultuose del vicino torrente le quali, frequentemente nel corso dei secoli, debordarono dalla sede abituale provocando ingenti danni alle colture site a valle minacciando nel contempo le case dello stesso secolare borgo. Sulla facciata grande affresco rappresentante il Giudizio universale), Maison-Neuve (caratteristico centro agricolo rurale edificato su di una altura rocciosa presenta un torchio del XVIII° secolo e un affresco su casa privata del XIX° sec. rappresentante la Vergine). Lasciare la strada asfaltata e proseguire a monte seguendo le indicazioni gialle (3) all’interno di un meraviglioso bosco di secolari castagni. La strada, una delle grandi direttrici viarie colleganti nei secoli scorsi la collina al borgo, ha mantenuto inalterata quella bellezza e quella maestosità impostale in fase di costruzione. Massicci muri di contenimento e di sostegno garantivano durante tutte le stagioni la libera percorrenza delle persone, delle greggi e delle merci trasportate per mezzo di slitte e carretti. Dopo pochi minuti si incontreranno in località Jean-Kan i resti di mura appartenenti forse ad un castrum (finora mai studiati in modo approfondito) caratterizzati da enormi blocchi di pietra oggi parzialmente nascosti dalla vegetazione. Poco a nord a lato della mulattiera una piccola edicola votiva ricorda la devozione dei locali per la Madonna e fonti storiche ci informano che nei pressi dell’oratorio sostavano i cortei funebri che dalle frazioni a monte scendevano verso il borgo per l’inumazione delle salme. Ripreso il sentiero che per un breve tratto risulta snodarsi fuori dal bosco eccoci apparire il grande pianoro di Tzan-Mort utilizzato come campo per i giochi tradizionali; in lontananza appare la secolare chiesa di Moron. Giunti a Dizeille (971m), rinfrancati dall’acqua del fontanile posto nel centro della frazione, e dopo una visita al vecchio forno posto a NW, proseguire in direzione Perrière. La frazione si presenta come una vecchia signora con tutti gli acciacchi dell’età. Le campagne circostanti, grazie a decisi interventi economici, hanno finalmente ripreso vigore grazie anche all’irrigazione che avviene con potenti impianti “a pioggia”. Nel piccolo centro sono degni di nota la Cappella (inizio XVIII° sec.), l’oratorio posto all’ingresso del piccolo centro, numerosissimi granai in legno (a testimonianza di un passato totalmente dedito alle colture cerealicole), monofore, fontanili e infine una pittura posta in una nicchia nella parte bassa di un rascard entro cui sono San Lorenzo, La Vergine e altro santo. Lungo la stradina principale vi è il vecchio forno della frazione (1783) recentemente ristrutturato. A lato della cappella resti di una bella meridiana risalente forse al secolo scorso. Portarsi nel canalone a NW e attraversare il torrente Grand-Valey; qui dopo pochi metri si nota a nord una piccola edicola posta su di un enorme masso ed edificata per sacralizzare un sito (che secondo la tradizione orale era sede di festini da parte delle forze del male abitanti il bosco, le sinagogue), proseguire sullo sterrato e giunti alla strada asfaltata scendere in direzione Châtillon fino in frazione La Tour luogo da cui si rientra a Saint-Vincent attraverso una comoda e panoramica strada.

Itinerario n. 4
Saint-Vincent, Ponte delle Capre, Ussel (Châtillon).
In cammino tra strutture civili di epoca medievale e manieri secolari.Per lunghi periodi storici il Ponte delle Capre ha assicurato l'ultima garanzia di poter attraversare il fiume, anche quando gli altri ponti erano distrutti dalle piene o dalle guerre

Partenza p.zza Chiesa, Ufficio Postale, a sud verso Palazzetto dello sport e proseguimento nel piccolo canalone su agevole stradina asfaltata, Tenso (stazione ferroviaria, l’antico forno, fontanile-lavatoio totalmente ristrutturato, oratorio dedicato alla Vergine del XIX° sec. e meridiana angolare). Attraversare il piccolo centro abitato costeggiando prima la linea ferroviaria e in seguito l’autostrada. Attraversare il piccolo torrente e proseguire sotto il viadotto autostradale per circa seicento metri costeggiando la Dora. Dove la valle si fa più stretta ecco apparire la snella sagoma del Ponte delle capre recentemente rifatto su interessamento della Comunità Montana Monte Cervino. Il ponte ad unica campata, che presumibilmente consentì all’ultimo castellano di Ussel un transito veloce verso la salvezza dopo la fuga dal maniero, risulta essere stato per numerosi secoli l’unico collegamento viario tra i due versanti della valle e il suo nome deriva dal fatto che su di esso per moltissimo tempo transitarono intere greggi di capre e pecore unitamente a mandrie di bovini. Oggi l’agile struttura appare mortificata dall’autostrada che ha in parte coperto la secolare bellezza del manufatto; ciò nonostante una visita merita senza dubbio di essere fatta là dove il silenzio della valle è rotto solo dallo scorrere dell’acqua della Dora e dalle numerose vetture che quotidianamente transitano in quella che può essere identificata come una delle più importanti arterie autostradali europee. Sulla sinistra orografica del fiume, a monte del ponte, si trova una gagliarda e fresca sorgente. Riprendere a salire e giunti al pianoro denominato Champ-Steirou prendere il sentiero a destra che si sviluppa all’interno di un secolare bosco di giganteschi castagni. Lungo il cammino si incontrano numerosi resti di muri di contenimento; su questi pianori di ridotte dimensioni nei decenni e secoli passati si fabbricava il carbone. Giunti in prossimità dei pianori coltivati a foraggio e ormai di fronte a Saint-Vincent eccoci apparire la sagoma del castello di Ussel (XIV° sec. recentemente totalmente restaurato grazie alla Regione Valle d’Aosta e alla generosità del barone Marcel Bic. Costui, originario di Châtillon e grande industriale, desiderò al termine dei suoi anni ricordare le sue radici con donazioni a favore della comunità che l’aveva visto nascere disponendo per un lascito che la Regione Valle d’Aosta e il Comune di Châtillon dirottarono verso la struttura del castello di Ussel, appunto recentemente ristrutturato). Attraversare il ponticello ed entrare nel primo agglomerato di case di cui si compone Ussel (608 m) denominato Crétaz. Qui una secentesca cappella dedicata a san Rocco, case contadine, resti di strutture comunitarie e una casa risalente al XVII° sec. appartenuta forse ad un notabile ci immettono nel grande pianoro da cui ci dirigiamo verso Taxard (secondo agglomerato di case) e infine verso il castello. Il maniero, primo esempio in valle di castello monoblocco, presenta una grande serie di particolari architettonici estremamente rari e interessanti. All’esterno maestoso panorama sulla valle centrale e sulla catena delle Alpi (M. Cervino, M. Rosa, …). Rientro verso Saint-Vincent lungo la strada asfaltata che scende su Châtillon fino al ponte sulla Dora, prendere la strada sterrata a destra e proseguire fino al ponte in metallo posto quasi di fronte alla stazione ferroviaria di Saint-Vincent quindi risalire verso il citato borgo.

Itinerario n. 5
Saint-Vincent, Ponte delle Capre, Saint-Germain (Montjovet).
Sulle ali della storia percorrendo tratti della via Francigena.

Difficoltà: pericoli per caduta pietre all’interno del castello di Saint-Germain.

Partenza p.zza Chiesa, Ufficio Postale, a sud verso Palazzetto dello sport e proseguimento nel piccolo canalone su agevole stradina asfaltata, stazione ferroviaria fino al Ponte delle Capre. Non attraversarlo ma salire su ripido sentiero a sinistra tra scoscesi dirupi e vigneti incolti. Il sentiero in salita ci porterà verso il Mont des Fourches (luogo in cui secondo la leggenda sarebbero state erette le forche del mandamento di Montjovet in epoca feudale) e da quel punto, con la strada nuovamente pianeggiante e sulle tracce dell’antica strada consolare delle Gallie, prendiamo a levante su larga strada non asfaltata. Questa, quasi un balcone sulle sottostanti gole della Mongiovetta, passa a sud del piccolo centro di Perral in comune di Montjovet per ricongiungersi dopo circa un chilometro alla strada regionale. Al crocevia degno di nota è il sarcofago romano con resti di iscrizioni (scoperto nel corso del 1934) posto all’interno di un’edicola funeraria parzialmente intagliata nella roccia. Seguire le indicazioni Saint-Germain e giunti in prossimità della piccola cappella (detta di Sapè è stata venduta e trasformata in abitazione civile) costeggiarne il muro di cinta e proseguire a levante. Siamo sulla strada consolare delle Gallie, e su quella che successivamente diverrà la Via Francigena (strada cioè percorsa da pellegrini provenienti dalla Francia e diretti a Roma o agli imbarchi pugliesi per la Terra Santa). La mulattiera, sottoposta negli scorsi anni ad un interessante recupero statico si presenta ora agevole e di notevole interesse storico e paesaggistico. Giunti in prossimità dell’antichissima chiesa di Saint-Germain prendere il sentiero che sale in direzione del castello. Rientro sulla strada regionale in direzione Saint-Vincent.

Itinerario n. 6
Saint-Vincent, Ponte Romano, Feilley
A contatto della natura, del recente sviluppo turistico e delle espressioni di fede popolare.

Partenza da p.zza Funicolare, proseguire per via Ponte Romano (era nel secolo scorso e fino agli anni trenta di quello corrente la strada degli alberghi di lusso. Costruiti a cavallo dei due secoli erano il gioiello dell’offerta turistica di Saint-Vincent e questo era dovuto all’importanza delle acque termali che tutt’oggi vengono offerte al turista bisognoso di cure). In regione Vagnod cappella dalla forma ottagonale costruita nel primi anni del XVII° secolo per volontà della nobile famiglia dei Mistralis, signori di Saint-Vincent, e da questi posta sotto la dedicazione della Madonna del Carmine. Dopo circa un centinaio di metri a SX giungiamo fino all’antico ponte romano (pregiata testimonianza della strada delle Gallie) presumibilmente eretto poco prima del 23 d.c. (anno della fondazione di Aosta). Il ponte, costruito in tufo calcareo rivestito da blocchi squadrati dello stesso materiale, era originariamente composto da tre arcate; di queste la centrale crollò nel corso del 1839 mentre quella di sinistra cedette nel novembre del 1907. Proseguire lungo la strada regionale fino alla frazione Champ-Cillien (meridiana con invocazione religiosa ormai praticamente illeggibile) e salire in direzione di Feilley. Il villaggio sorge su un grande falsopiano e si noteranno numerose testimonianze di un passato legato alle colture vitivinicole e a quelle foraggiere. All’ingresso una casa di notevoli proporzioni con inserti tardogotici -monofore e bifore a goccia rovesciata- e nella parte alta un grande affresco (1707) rappresentante la Crocifissione. Poco oltre altri esempi di costruzione seicentesche e della stessa epoca è la cappella (1645) che dedicata a san Rocco è stata recentemente restaurata. Nell’interno quiete e devozione si mescolano alla sobrietà dell’altare (tela centrale del 1637) e del modesto arredo. In fondo al pianoro altro agglomerato di case su cui si nota una meridiana (1868) arricchita da decorazioni floreali. Rientrando in direzione Saint-Vincent fare sosta a Cillian. Il villaggio si presenta con secoli di storia e tra le viuzze si noteranno esempi di architettura rurale, elementi tardo gotici (monofore, ecc.) e l’imponente costruzione settecentesca oggi appartenente alla famiglia Gorris. Nel cortiletto interno della citata costruzione sono presenti in un loggiato sette dipinti (1803) a carattere religioso. Già nel XIV° secolo un notaio aveva i suoi domicili nella frazione e questo spiega la ricca fattura dell’edificio, che seppur rimaneggiato, ha conservato elementi architettonici di notevole bellezza e interesse. Nella frazione vi è anche il forno recentemente ristrutturato, il lavatoio e un’edicola sacra inserita in una costruzione. La cappella (1954) è dedicata ai santi Innocenti e sulla facciata un grande dipinto (purtroppo in grave degrado) mostra l’eccidio perpetrato da Erode verso i deboli. Secondo una libera interpretazione dell’autore (I. Mus) la scena ricalca e ricorda anche fatti luttuosi accaduti nella frazione durante l’ultimo conflitto mondiale. Rientro per Saint-Vincent lungo la strada asfaltata.

Itinerario n. 7
Saint-Vincent, Moron
Alla ricerca delle radici amministrative della collina e di quelle della millenaria fede dei locali.

Partenza da p.zza Battaglione Aosta, strada per Emarèse fino al ponte di Cillian. Scendere pochi passi verso il torrente e incamminarsi in salita lungo il suo corso. A sinistra resti di un vecchio mulino oggi utilizzato come pollaio. Il sentiero si snoda all’interno di un ricco bosco di castagni e faggi e costeggia per tutto il percorso un canale. La bellezza dei luoghi, la maestosità del bosco e del sottobosco, l’argentino concerto di varie specie di uccelli accompagneranno il vostro cammino fino a Moron (833 m) importante e secolare centro collinare composto da ben sette nuclei. Recenti studi paiono confermare che anche Moron fu nei secoli passati interessata dalla penetrazione dei Walser (popolazione di origine tedesca proveniente dalla Svizzera stanziatasi anche nella nostra collina). L’architettura, numerosi toponimi e cognomi la cui presenza è accertata attraverso vecchie carte confermano questa tesi. Nei secoli passati ognuno di questi sette centri di cui si compone Moron era perfettamente autonomo motivo per cui in ognuno avrete la possibilità di vedere forni per la panificazione –ben 7!-, torchi per la pressatura delle vinacce e resti di mulini per la macinazione del grano e della segale. Per molti secoli Moron è stato al centro della vita amministrativa e sociale della collina di Saint-Vincent (collina che sulle antiche carte è sempre presentata con il nome di Montagne de Saint-Vincent). Qui in due enormi caseggiati affiancati (detti Maison Communale o Les Sales) trovava posto la sede della municipalità della collina (il nostro paese fino alla fine del secolo scorso era rappresentato da ben due sindaci nominati dai residenti del borgo e della collina). Oggi questi volumi arricchiti da meravigliose finestre a goccia rovesciata, monofore e altre testimonianze architettoniche pregevoli sono purtroppo in stato di abbandono. Nella facciata in una nicchia è ancora visibile (seppure con notevole fatica) un dipinto rappresentante san Maurizio patrono della frazione; nel cantonale dell’edificio è stata scolpita una testina apotropaica con l’intento di allontanare il male da quella casa e dai suoi abitanti. Nel retro, in un grande affresco in riquadri dorati, sono raffigurati la Vergine tra due santi. Tutta la frazione è comunque da scoprire in quanto l’architettura rurale ha mantenuto forme e linee originali. Tetti dalle grigie pietre, camini che purtroppo in molti casi non fumano più, fontanili e abbeveratoi sono elementi presenti in quantità a conferma di quanto anzidetto. Numerosissimi rascards e granai testimoniano di un passato in cui la numerosa popolazione del villaggio era totalmente dedita alle colture cerealicole. Il vero gioiello della frazione è però costituito dalla millenaria chiesa (XII° sec.?) edificata in luogo isolato ed estremamente panoramico e posta sotto la protezione di san Maurizio; l’edificio religioso –certamente uno dei più antichi della Valle- è composto da una sola navata con l’abside circolare impreziosito da costoloni in pietra di forma cilindrica. All’interno sono degni di nota i due altari laterali (XVIII° sec.). Nel decennio 1960-‘70 la chiesa venne sottoposta ad un energico intervento di restauro; in quell’occasione venne eliminato l’antico altare e fu demolita la vecchia cantoria. Con i pannelli in noce di questa è stato fatto il rivestimento del presbiterio. L’interno è oggi un po’ spoglio; mancano infatti statue e altri oggetti necessari al culto che sono stati prelevati per il costante pericolo di furto e possono essere oggi ammirati nel Museo d’Arte Sacra costruito all’interno della chiesa del borgo. All’esterno resti di pitture e numerose riproduzioni dello stemma sabaudo a conferma del fatto che la chiesa di Moron ha avuto anche l’interesse di quella nobile famiglia. Dal portico antistante si può spaziare lo sguardo su tutta la Valle centrale, sulla collina, sul m. Zerbion e su altre cime. Il ritorno può avvenire scendendo nella valletta a ponente della chiesa fino in località Romillod a lato cioè delle Vecchie Terme.

Itinerario n. 8
Saint-Vincent, Terme, La Tour Rosset, Tzan Mort, Capard
A passeggio tra vigneti, prati foraggieri, boschi cedui e castagni secolari.

Partenza da p.zza Funicolare a lato della stazione del trenino e su ripida, ma comoda strada avviarsi in salita. Splendido panorama sul borgo e in particolare sulla Valle centrale. Ai cancelli delle terme proseguire in direzione Romillod sulla mulattiera posta a sinistra e quindi a lato della strada Regionale per il Colle di Joux. In località Biandin all’interno di un esteso vigneto enorme caseggiato risalente al XVIII° sec. appartenuto anticamente alla famiglia Favre (che in quel secolo fornì al nostro paese numerosi sindaci); a lato del cancello edicola dedicata alla Vergine e poco oltre splendida balconata naturale sulla Regione e sulla catena alpina. Superati gli abitati di Marc eccovi in frazione La Tour Rosset; secondo alcuni il toponimo sarebbe conseguente alla presenza in loco di una torre di avvistamento. Poco oltre nei pressi di una grande curva della già citata strada ecco un piccolo oratorio e a lato di questo una mulattiera che vi porterà ad un grande piano a Ponente, detto di Tzan-Mort –luogo deputato ai giochi tradizionali- e alla quiete. Nelle belle giornate di sole potrete approfittare del sito (quasi un anfiteatro naturale attorniato dal bosco) per fermarvi a prendere un po’ di sole e riposare. Il rientro dovrà avvenire passando sulla strada (non asfaltata) che dirige verso sud fino a Clapéaz (case del XVII° sec., affresco rappresentante la Deposizione, piccolo oratorio in centro frazione, antico forno per la panificazione e interessanti esempi di ricupero abitativo di vecchie abitazioni rurali), per poi scendere fin quasi a Crotache (case antiche e architetture sette-ottocentesche, fontanile). A monte di questo villaggio sentiero in direzione Ponente attraversante vigneti, pascoli foraggeri e meravigliosi boschi di roveri e castagni. Discesa su Capard (vecchio torchio per l’uva del XVIII° sec. e fontanile) quindi rientro su Saint-Vincent.

Itinerario n. 9
Moron, Grun, Lenty, Valyre
Sulle tracce dei Walser tra boschi, vecchi villaggi e cappelle erette da Beati.

Partenza da Moron, proseguimento lungo la strada adiacente le scuole elementari, e salita nel canalone caratterizzato da castagni di enormi proporzioni. La maestosità degli alberi, la ricchezza dei colori che si apprezzano in particolare nella stagione autunnale ci ricorderanno ancora una volta aspetti minori di storia locale legati alle coltivazioni della campagna e alla raccolta dei frutti del bosco. Su tutta la fascia collinare nel corso dei secoli si è sempre posta molta attenzione agli aspetti economici derivati dai frutti e dalle colture. La castagna è stata per secoli alla base dell’alimentazione delle popolazioni locali che avevano con il passare del tempo affinato un'arte nella potatura, raccolta, conservazione e lavorazione di questo frutto; si giunse addirittura a utilizzare la castagna come moneta di scambio con mercanti piemontesi per l’acquisizione di riso, meliga e stoffe. Con queste considerazioni giungiamo in frazione Valmignanaz che con i suoi rascards, il suo vecchio forno e il fontanile ci ricordano quanto anzidetto. In piano proseguiamo verso Grun (toponimo Walser che ci ricorda la conquista di terreni difficili alle colture effettuata da una popolazione che certo non temeva le difficoltà); la frazione posta a mezza collina si presenta oggi come uno dei centri maggiormente interessati da quel vento nuovo del recupero architettonico di vecchi volumi rurali altrimenti destinati alla totale distruzione. Robuste case in pietra, eleganti rascards e numerosi particolari minori (croci incise sulle architravi delle abitazioni cantonali di imponenti dimensioni) ci guideranno quasi tenendoci per mano verso il piccolo Santuario a pianta rettangolare dedicato alla Vergine eretto nel 1727 dal rev. Pierre Bréan poi morto in odore di santità. Nel corso dei secoli a questo importante centro di culto Mariano si recarono processionalmente le persone che alla Vergine si rivolgevano per ottenere la guarigione che, stando almeno alle memorie oggi conservate negli archivi, ottennero in moltissimi casi tanto da far gridare ai miracoli. Nell’interno sono tutt’oggi conservate numerose testimonianze sotto forma di ex voto molte delle quali in semplice cera d’api. Sulla facciata esterna un grande dipinto della Madonna ci ricorda l’Anno Santo. Dal Santuario procedere all’interno della frazione e portarsi a levante nei pressi del guado del torrente che scende armonioso da Salirod. Un minuscolo sentiero ci conduce attraverso campi oggi riconvertiti a foraggio e castagni di grandi dimensioni verso l’abitato di Lenty e ancora una volta appare l’immagine delle fatiche dell’uomo e dello sfruttamento di piccole superfici di terra sorrette da terrazzamenti artificiali. Lenty è oggi quasi totalmente disabitata e solo poche persone vi risiedono stabilmente anche se questo loro isolamento è rotto di quando in quando dai pendolari della domenica e da coloro che in questo piccolo centro hanno deciso di comprare casa. Nella frazione il secolare forno per la panificazione, rascards, archi a tutto sesto e piccole finestre. La cappella, caratterizzata da un portico arretrato rispetto alla facciata, fu fondata nel corso del 1744 dagli abitanti del villaggio ed è dedicata alla Visitazione della Vergine; all’interno altare con colonne tortili, modesto arredo e tele del XIX° sec. A levante della frazione mulattiera in discesa, ampi e pittoreschi paesaggi sulla Valle centrale e sulle cime sovrastanti. Scendere in direzione Valyre.

Itinerario n. 10
Valmignana, Lerinon, Pra de Ran, Piè Martin, Perrière
In cammino ai piedi del Monte Zerbion tra agricoltura classica e moderna.

Percorso effettuabile anche in M.B.

Partenza da Valmignanaz a lato del cui villaggio esiste una strada non asfaltata che sale all’interno di un bosco, nel tratto iniziale, e prosegue poi tra terreni coltivati a foraggio. Qui, dove il panorama stupirà anche il più consumato camminatore e dove gli incontri con volpi e lepri non saranno assolutamente rari, si è intervenuto economicamente e negli anni passati in modo massiccio. L’abbandono di questa collina – consumatosi particolarmente tra gli anni cinquanta e settanta del corrente secolo- ha imposto scelte decise e ragionate. Alle acque del secolare canale che dalla Valle di Ayas conduce verso Saint-Vincent, hanno ripreso a scorrere e a sedare la sete di questa collina posta a mezzodì. Nel frattempo, fondi comunitari, statali e regionali hanno consentito ad un dinamico Consorzio di Miglioramento fondiario la realizzazione di opere volte tutte al miglioramento di una situazione ormai non più procrastinabile. L’impianto di irrigazione a pioggia, lo spietramento dei terreni interessati e la bonifica di questi hanno permesso la ripresa dell’attività agricola anche se in forme moderne e certamente più congeniali ai conduttori di aziende. In primavera e in autunno noterete le mandrie al pascolo e nella stagione estiva assisterete alle lavorazioni tipiche della stagione, quali ad es. la fienagione. Giungerete a Lerinon (forno del XVIII° sec., rascards, manufatti in pietra di grandi e medie dimensioni, fontanile e piccolo oratorio all’ingresso del villaggio in sostituzione di una precedente edicola demolita per consentire l’arrivo della strada), attraverserete Pianè e nuovamente su di una vecchia mulattiera proseguirete fino in località Pra de Ran; qui ammirerete il grande pianoro e il titanico paesaggio che si apre alle falde del Monte Zerbion. Su strada asfaltata e in leggera discesa vi dirigerete verso Piè Martin e dopo esservi ristorati alla piccola fontanella dell’ancor più piccolo nucleo di case dirigerete verso Perrière, Dizeille e infine Moron.

Itinerario n. 11
Perrière, Travod (Châtillon), Nuarsaz
Tra abetaie, caprioli, camosci, corsi d’acqua e scoscesi dirupi degni dell’alta montagna.

Da Perrière dirigersi verso il canalone del Grand Valey e proseguire lungo la mulattiera che conduce verso l’abitato di Travod. In realtà a quest’ultimo si giungerà solo dopo molto cammino all’interno di boschi in cui la fanno da padroni enormi abeti, larici e pini rossi. Il tratto intermedio di strada è caratterizzato da una lunghissima serie di curve e controcurve che servono a condurre in alto l’utente della strada senza per questo stancarsi troppo. La saggezza degli antichi popoli abitanti queste montagne è dunque confermata anche da queste situazioni che possono sembrare secondarie se non addirittura di nessuna importanza. Se la camminata sarà compiuta in silenzio (e se almeno per una volta si eviterà di fumare) si potranno avere incontri con i più maestosi abitatori di questi boschi. Curiosi ma altrettanto paurosi caprioli potranno spiarvi o farsi guardare così come all’apparenza distratti camosci potranno apparire e scomparire su scoscesi e rocce. Anche l’aquila potrà essere vista durante le sue evoluzioni aeree. Se invece non avrete questo privilegio non perdetevi d’animo: simpatici scoiattoli attireranno il vostro interesse e velocissimi topolini di campagna vi ricorderanno che per loro non vi sono periodi di ferie e che la stagione estiva è sempre troppo corta e la necessità di procurarsi cibo per l’inverno saranno d’obbligo a garanzia dei freddi geli e delle nevi della stagione invernale. Camminerete ancora in salita e dopo aver oltrepassato il piccolo villaggio di Travod (piccolo oratorio ottagonale e case rurali) e dopo aver fatto riserva d’acqua al fontanile riprenderete a salire in direzione degli alpeggi di Nuarsaz. Il vostro cammino sarà a zig zag sui confini dei due comuni e solo nella parte alta, ormai giunti a Nuarsaz (1713 m) sarete nuovamente all’interno del comune di Saint-Vincent. Alcuni alpeggi tuttora abitati durante la stagione estiva vi ricorderanno famosi formaggi, giornate lavorative che iniziano prima del sorgere del sole e terminano solo quando questo è ormai lontano oltre l’orizzonte. La quiete di questi luoghi sarà rotta solo dallo scorrere dell’acqua di una sorgente, dai campanacci delle mucche, dall’abbaiare dei cani preposti alla guardia delle mandrie e dalle severe indicazioni dettate dal pastore ai cani. Nessun’altro rumore disturberà la maestosità di questo silenzio e la gioia procurata da questi sentimenti lascerà spazio alla meditazione, alla scoperta delle cime e al desiderio di mangiare qualcosa di appetitoso. Tutto si svolgerà con grande rispetto dell’ambiente, primaria fonte di vita per quelle persone che seppure con enormi difficoltà e problemi continuano a vivere su quelle montagne con i loro figli e i loro armenti. Sulla cima dello Zerbion (vetta che dall’alto dei suoi 2722 m domina l’intera Valle centrale) lo sguardo dolce e nel contempo severo della Vergine (eretta nel corso del 1932 misura complessivamente 15 metri di altezza) ci ricorderanno altri aspetti di fede e il cuore delle mamme di questo paese che lassù la vollero a seguito di un loro voto dopo il primo grande conflitto mondiale. Rientro per la stessa strada.

Itinerario n. 12
Pra de Ran, Cappella dei Partigiani, costa Monte Jetire
Passeggiare nel ricordo dei valorosi combattenti e su montagne colme di fascino.

Partenza in frazione Pra di Ran a circa 1300 m e dirigere a levante sulla mulattiera che si sviluppa tra larici di grandi dimensioni e pietraie da cui lo sguardo si perde nell’ammirazione per paesaggi di incredibile fascino e bellezza. In questo bosco che state ora percorrendo circa un secolo fa un nutrito gruppo di giovani e robusti uomini del paese salì nel tardo autunno armato di asce e altri attrezzi necessari al taglio di alberi. Nel borgo la secolare chiesa era in quel periodo soggetta a lavori di ampliamento e la municipalità concesse alla Parrocchia di servirsi, appunto attraverso il taglio di alberi, del legname necessario. La storia ci racconta che il gruppo di boscaioli prima di dare avvio ai lavori si riunì a monte in una cappella per assistere ad una santa messa. Nel contempo in questo sito la presenza di un piccolo oratorio ci informa di un fatto quasi coevo al precedente. Un giovane durante le fasi della demonticazione del bestiame fu soggetto in quel luogo ad una serie di fulmini da cui comunque si salvò in quanto rifugiatosi sotto un grande macigno così come si salvarono tutte le bestie a lui affidate. Per ringraziare dello scampato pericolo il pastore fece erigere questa piccola e isolata costruzione. Ormai giunti alla Cappella dei Partigiani (1500 m) ci fermiamo per un meritato riposo e per alcune riflessioni e considerazioni. La cappella fu eretta nei primi anni cinquanta del corrente secolo per volontà di un ex capo partigiano (Edoardo Page) vicino ad un piccolo cimitero che tutt’oggi ospita alcuni giovani combattenti colà inumati durante la guerra di liberazione. La struttura in pietra a vista, le forme dolci del manufatto, un parco meraviglioso voluto dalla locale municipalità e accorgimenti architettonici di pregio ci parlano di sofferenza e di speranza. Recentemente è stata anche posata una lapide in bronzo che ci ricorda l’arresto di Primo Levi e di altre due persone avvenuto in loco poi conclusosi con la deportazione ad Auscwitz. Ripartiamo a ponente costeggiando la proprietà e ci dirigiamo verso il monte Zerbion su di una pista in terra avendo cura di non svoltare mai. Ad un certo punto la strada si biforca e in quell’esatto punto una stradina quasi nascosta si offre a noi. La prendiamo e sempre inseriti in un maestoso bosco di conifere oltrepassiamo una pietraia e in leggera salita eccoci infine giungere ad una mini area Pic-Nic in cui sono presenti alcune comode panche in legno poste ai lati di tavoli ricavati dal taglio di enormi alberi abbattuti in quanto malati. Correda il tutto una fontanella zampillante acqua freschissima. Terminata la sosta ripartiamo sempre in leggera salita ed ecco che il sentiero in terra battuta lascia spazio ad un manufatto in legno che “a balcone” e con le necessarie protezioni ci accompagna su un vallone caratterizzato da scoscesi di notevole fascino e di tutto rispetto. Seppur solo a circa 1400 metri dobbiamo percorrere questo tratto con estrema attenzione; lo spettacolo che ci viene offerto dalla natura –e questo in tutte le stagioni dell’anno- è davvero di tutto rispetto. Le gole sottostanti, lo scorrere in lontananza dell’acqua, le asperità delle rocce sovrastanti unito agli alberi e alle pinete gratifica della salita e degli sforzi fatti per raggiungere questo luogo. L’impressione è quella di trovarci a tremila metri su una montagna terribile mentre invece siamo a pochi passi da Saint-Vincent e dalle sue mondane attrazioni. Vi ricordiamo che se giungerete in silenzio (e con le sigarette spente!) in questo luogo avrete la non certo rara possibilità di osservare a pochi metri da voi i camosci che in tutta tranquillità si riposano o pascolano. Nella parte terminale del sentiero troverete altre due fontanelle d’acqua che vi rinfrancheranno della sete accumulata durante il cammino. A lato di queste, in primavera, troverete splendidi gigli dai colori vivi e brillanti unitamente a numerose altre piante (protette!) tipiche dell’alta montagna. Non raccoglietele se volete che anche altre persone godano delle vostre stesse emozioni. Il ritorno avviene per la strada che avete percorso per l’andata.

Itinerario n. 13
Salirod, Petit e Grand Rhun, Colle di Joux
Tra campi trasformati in prati, agresti villaggi e impianti invernali di risalita.

Partenza dal villaggio di Salirod (vecchi rascards, granai in legno, forno per la panificazione risalente nelle sue forme originali al XVII° sec., un'infinità di architravi in legno con impresse croci e date, Cappella dedicata a san Bartolomeo risalente al 11 luglio 1774 e affresco del Redentore su casa privata); oltre a questo nel villaggio avremo la possibilità di visitare le moderne cantine del locale caseificio all’interno delle quali sono conservate e stagionate prelibate forme di fontina che potremo acquistare unitamente ad altri articoli prodotti in loco. Ci dirigiamo ora a levante in quello che può essere considerato come il più bel balcone sulla Valle centrale; lo sguardo corre ammirato su tutte le cime e tra tutte una menzione speciale merita sicuramente la vetta del Monte Bianco che pare quasi giocare a nascondino dietro altre vette. Il Monte Emilius, il Barbeston, lo Zerbion e le Dame di Challant sembrano invece proteggere il bacino di Saint-Vincent dai freddi venti del nord e di fatto questa cosa è stata accertata da studi specifichi. Parallelamente riparano …dai segnali televisivi. Poco oltre il villaggio di Salirod una miriade di tralicci in metallo, antenne paraboliche e altri avveniristici manufatti hanno trasformato il paesaggio che certamente non è tra i più deliziosi e ameni ma com’è ovvio anche il progresso vuole la sua parte. Da questo villaggio, lungo un piccolo corso d’acqua, e in mezzo a prati foraggeri un tempo ricchi campi di cereali, giungiamo a Petit-Rhun (1317m). Ancora una volta il toponimo di questo centro rurale, oggi purtroppo quasi abbandonato a sé stesso, richiama alla mente le popolazioni Walser, il loro lavoro e il loro gusto –frutto di secolare sapienza- circa l’edificazione di strutture abitative e rurali. Nel villaggio sono presenti grandi rascards, un affresco su impianto del XVI° sec., architravi lapidei con date e croci e infine a ponente del villaggio il vecchio forno. Lasciato questo villaggio eccoci al Grand-Rhun le cui origini sembrano non molto dissimili da quelle del Petit-Rhun. Il centro si caratterizza per una elegante ruralità e per forme e soluzioni costruttive di notevole interesse storico e artistico. Non distante dalla strada ecco l’antico forno semi-nascosto da rascards e in una stradina interna alla frazione ammiriamo un affresco ovale contenente una Madonna con Bambino e su altra casa ancora un affresco risalente al 1708 rappresentante la Madonna Nera d’Oropa, e i santi Vincenzo, Barbara, Lorenzo e Anna. Particolare interessante è il fatto che entrambi i villaggi –seppur densamente abitati nei secoli passati- non hanno una cappella. Dal Grand-Rhun ci dirigiamo verso l’alto attraversando alcuni pascoli entro cui sono alcune costruzioni utilizzate come stalle per il ricovero degli armenti o del fieno per l’inverno. Eccoci ormai alla stazione di partenza degli impianti sciistici del Colle di Joux. Le poche case raccolte su di un promontorio (un tempo lago di origine glaciale oggi scomparso a causa della poca intelligenza dell’uomo che così dispose recentemente per favorire e per edificare un grande parcheggio) si chiamano Palud. Qui la storia si mescola al turismo e all’agricoltura e alla pastorizia che i locali non hanno mai abbandonato. L’arrivo della strada, la nascita della stazione da sci, i turisti e gli alberghi non sono comunque riusciti a snaturare un luogo che per una grande serie di motivazioni conserva paesaggi e, in questi, emozioni irripetibili e ineguagliabili.

Itinerario n. 14
Amay-Loto, Fromy, Colle di Joux
Sulle orme di Caterina di Challant e di Napoleone

Partenza da Amay-Loto. Visita alla Cappella di San Grato (patrono della Valle d’Aosta). Nella cappella –già citata nel XVI° sec. venne presumibilmente eretta in seguito di voto civico da parte della municipalità- grande altare barocheggiante con statue di recente fattura in quanto le originali (XVII° e XVIII° sec.) sono state rimosse per pericolo di furto. Poco distante grande rascard (XVIII° sec.) con base in pietra e finestre arricchite da monofore a chiglia rovesciata in cui, secondo la tradizione orale tramandata di generazione in generazione, Napoleone sostò e bevve vino in una grolla di legno. Si racconta che costui era salito ad Amay per ricercare passaggi alternativi al forte di Bard; la possanza delle mura di quel maniero costituiva infatti grave pericolo al suo esercito che dalla Francia giungeva per la campagna d’Italia. Ma le campagne circostanti avevano già “ospitato” altri importanti personaggi: alla fine del XV° secolo i militi di Pierre d’Introd (battagliero compagno della neo-contessa Caterina di Challant la quale, erede delle fortune e del feudo di quella famiglia, combatté con le unghie e con i denti per difendere quanto lasciatogli dal genitore) ebbero uno scontro –e, si racconta, anche sostanziosi aiuti dalla locale popolazione- nei pressi di quella località. Salire ad Amay (forno, rascards, fontanili e stupendo panorama sulla Valle e sulle cime circostanti, architravi datati, incisioni di croci e iniziali); proseguire a nord nella piccola valletta o, in alternativa proseguire lungo la regionale del Colle di Joux a lato strada fino al bivio per Fromy. Giunti alle case (prevalentemente baite) proseguire sullo sterrato a nord fino al bivio e poi a ponente. Al successivo bivio prendere la strada a destra. La camminata da Fromy (di nessuna difficoltà) è caratterizzata da un maestoso bosco di abeti, larici e pini e da un altrettanto ricco sottobosco. La flora presenta fiori tipici dell’alta montagna e la fauna è composta da varie specie di uccelli, da scoiattoli, da caprioli e, se avrete fortuna, incontrerete camosci. Nella stagione autunnale si possono raccogliere in sito numerosi funghi (in particolare bellissimi e profumatissimi porcini). Al centro del pianoro –un maestoso anfiteatro naturale- è stato realizzato nei decenni scorsi, e su di una roccia affiorante, il monumento dedicato agli Alpini che qui (ogni anno e alla prima domenica di agosto) si ritrovano per assistere ad una funzione religiosa in ricordo dei loro Caduti e successivamente per rinnovare e consolidare la loro amicizia attraverso un pranzo. Il toponimo Fromy deriva da formica e infatti noterete all’interno della pineta grandi tumuli composti da aghi di pino costruiti dalle formiche.

Itinerario n. 15
Colle di Joux, Sommarèse (Emarèse)
Sul corso dell’antico corso del canale della montagna oggi trasformato in pista da Fondo.

Percorso realizzabile anche in M.B.

Partenza da Pallù a lato della sella del Colle di Joux. Seguire lo sterrato che ricopre l’antico corso del Canale della Montagna e dirigersi a levante. In meraviglioso bosco di abeti, pini e larici e in sottobosco altrettanto ricco di colori e profumi seguirete il vecchio canale che dal Colle di Joux si diramava in direzione Emarèse. Il canale Courtaud (concessione del 1393 a favore dei capifamiglia della collina di Saint-Vincent) fu soggetto, circa quarant’anni dopo, ad una seconda concessione a favore degli abitanti di Emarèse e Challant e per questo motivo fu costruita una deviazione su cui appunto, oggi, si può passeggiare. Per necessità tecniche l’intero corso dell’acqua nei decenni scorsi è stato interrato in grandi tubi e su questi è stata ripristinata la vecchia mulattiera che collegava il Colle di Joux al Colle Tze-Core a monte dell’abitato di Sommarèse. Il toponimo celto di questo colle ci ricorda stanziamenti antichi e passi alpini di notevole interesse per popolazioni di cui è rimasto solo il ricordo. Il cammino è pressoché tutto in piano e l’interesse dell’utente sarà essenzialmente rivolto alla flora e alla fauna. L’arrivo a Sommarèse (cappella, rascards e fontanili) sarà occasione per un riposo e per guardare da una prospettiva nuova la Valle e le cime sovrastanti il Colle. Nella stagione autunnale, lasciata la strada, ci si potrà inoltrare nella pineta alla ricerca di profumatissimi funghi mentre in inverno sulla citata pista ci si potrà cimentare nello sport di Sci di fondo. Il rientro potrà avvenire scendendo in frazione Chassan (cappella, abitazioni rurali e antiche miniere dell’amianto), dirigendo poi su Ravet e infine, costeggiando la strada regionale, su Salirod.

Itinerario n. 16
Saint-Vincent, vetta del Monte Zerbion (2722 m. slm.)
Alla ricerca delle radici della fede dei sanvincentini sulla vetta di un monte.

Per compiere questa escursione che peraltro non presenta particolari difficoltà è necessario raggiungere l’abitato di Antagnod in Valle di Ayas. Qui in località Barmasc (cappella e sorgente) lasciare la vettura e dopo aver oltrepassato il Canale Courtaud prendere a salire. Nei recenti anni novanta è stata posizionata una Via Crucis (sculture in pietra di grandi dimensioni) che idealmente accompagna il pellegrino fino al Colle Portola (2414 m). Lo sguardo si perderà allora al maestoso scenario della catena delle Alpi: dal Monte Bianco, al Gran Paradiso, dal Cervino al Monte Rosa tutto apparirà come un qualcosa di veramente sublime ed eccezionale. La valle centrale che si snoda sinuosa lungo il corso della Dora e i rumori il cui eco giunge smorzato dalla quota del monte aiuteranno la meditazione. La Valle di Ayas e quella contigua di Valtournenche sembreranno così vicine ed unite separate solo dallo spartiacque del monte Tantané (nelle cui pendici trovasi i resti di un insediamento risalente all’età del Ferro). In lontananza apparirà la leggera e maestosa sagoma della Statua della Madonna eretta nel periodo 1931-32 per volontà delle donne di Saint-Vincent a seguito di un voto fatto nel corso della prima guerra mondiale. Costoro, animate da grande fede e fortemente preoccupate per il susseguirsi di notizie concernenti decessi di militari al fronte, decisero e promisero di realizzare tale manufatto se al termine del conflitto gli uomini del paese sarebbero rientrati sani e salvi alle proprie case. Nel corso del 1930 a Saint-Vincent venne costituito un comitato –presieduto dal parroco- per decidere sulle modalità di intervento. La base della struttura è composta da pietrame raccolto in loco e misura ben otto metri di altezza; su questo piedistallo è stata ancorata una statua rappresentante la Vergine (h. sette metri) con le braccia aperte. Ai piedi della Madonna una grande scritta recita Posuerunt me custodem (mi hanno posto a custodia). Una grande targa in bronzo ricorda i nomi dei benefattori che con ingenti somme hanno garantito la realizzazione di questa autentica professione di fede. Nei primi anni novanta del corrente secolo la Comunità Montana Monte Cervino (competente per territorio) ha disposto importanti lavori di restauro e consolidamento del manufatto che rischiava seriamente di crollare a valle. Ogni anno nel mese di luglio da Saint-Vincent, Ayas, Châtillon e da La Magdeleine centinaia di pellegrini si mettono in marcia sulle pendici del monte Zerbion per assistere alla solenne funzione liturgica che viene celebrata in vetta. Per le persone di Saint-Vincent questo appuntamento è considerato quasi una seconda Festa Patronale.