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Oratorio canossiano

L'oratorio canossiano

Una sfida educativa

C’è una bandiera che sventola nel cortile dell’oratorio del nostro paese; porta l’insegna dell’associazione “anspi”. Una sigla: “Associazione Nazionale San Paolo Italia”. Nata nell’ambito ecclesiale, in contesto conciliare (1962-’65), trova la sua ragion d’essere e di operare, facendosi interprete e strumento della preoccupazione educativa della Chiesa, in dialogo con la modernità, in ascolto ed in ricerca degli elementi positivi che da essa possano nascere. Fondata da Mons. Battista Belloli, «prete degli oratori», per dare piena legittimità agli oratori di operare nel tessuto sociale per l’educazione dei giovani, si occupa di tutte le fasce sociali, con particolare attenzione a quelle socialmente deboli e meno tutelate. Si afferma in una visione di partecipazione diffusa alla realizzazione, alla gestione ed alla funzione dei servizi educativi, ricreativi e culturali.
L’obiettivo è di fare oratorio affermando uno stile educativo che fa dell’esperienza il suo perno, della valorizzazione delle esperienze il suo esercizio di discernimento e della costruzione di esperienze la manifestazione della sua capacità creativa e di animazione.
In tre anni di permanenza e di servizio in questo paese mi è capitata più volte l’occasione di sentir parlare dell’oratorio. Confesso che sconcerta e spiace un po’ quando il ricordo della propria esperienza oratoriana è legato esclusivamente ad un ambito puramente ludico. È pur vero che “togliere i ragazzi dalla strada” e offrire loro “uno spazio più sano” è stato il primo tentativo di molti santi educatori, che hanno amato le giovani generazioni e ad esse hanno consacrato tutta la loro esistenza, ma non l’unico. Don Bosco, promotore del nuovo metodo educativo, secondo il quale alla repressione si preferisce la prevenzione, istituendo nel 1841 l’opera degli oratori festivi per i ragazzi poveri e fondando l’Oratorio di San Francesco di Sales, nel 1846, per studenti ed artigiani mirò ad una educazione e formazione integrale delle nuove generazioni. Ben presto, infatti, l’opera di Valdocco si trasformò anche in collegio di studi e di arti professionali.
Ancor molto prima di lui Filippo Neri (1515-1595) costituendo a Roma la Congregazione dell’Oratorio, approvata nel 1575, riunì attorno a sé, in un’atmosfera molto serena, un gruppo di giovani che aspiravano ad una vita più intensa.
Fu il quadro politico e sociale venutosi a creare a Verona dopo la prima invasione di Napoleone durante le cosiddette Pasque Veronesi, l’abbandono in cui versavano il popolo ed in specie i malati, il degrado culturale, morale e religioso in particolare della gioventù, che spinse la marchesa Maddalena di Canossa (1774-1835) a lasciare il suo palazzo e fondare nel 1808 l’Istituto delle Figlie della Carità, nel poverissimo rione di san Zeno, aprendo nell’ex convento di san Giuseppe, soppresso da Napoleone, la Scuola di carità per l’educazione delle bambine povere. Nel 1811 diede inizio a Venezia alla seconda casa del suo istituto, sulle Fondamenta di Santa Lucia (attuale stazione ferroviaria) nell’ex convento delle Agostiniane. Anche qui il suo obiettivo fu l’istruzione civile, morale e religiosa delle fanciulle. Stando a Venezia, la Canossa, si rese conto dell’urgenza di fare qualcosa pure per i ragazzi che numerosi gironzolavano e schiamazzavano per calli e campielli. Solo il 23 maggio 1831, poco prima di morire, poté vedere, con la collaborazione di un sacerdote veneziano e di due laici bergamaschi, realizzato il suo sogno: l’Oratorio dei Figli della Carità, successivamente chiamato dalla popolazione veneziana, dopo la morte della marchesa, l’oratorio dei Padri Canossiani.
Nell’oratorio veneziano di santa Lucia oltre giochi e ricreazione ai ragazzi era offerta una formazione umana, culturale, e cristiana. I due cofondatori bergamaschi, che di professione facevano i falegnami, facendosi aiutare dai ragazzi più grandi, intrattenevano i bambini con un teatrino di burattini, costruito con le proprie mani; così attraverso storie allegre, piacevoli e adatte ai ragazzi, comunicavano loro valori ed insegnamenti. Tra le attività dell’oratorio, si sviluppò fin da subito il doposcuola e la scuola serale per i ragazzi che di giorno lavoravano come garzoni di bottega o facchini per il trasporto lagunare. Decisiva fu la collaborazione di molti volontari adulti; man mano che i più giovani crescevano, affiancavano i padri Canossiani nella loro opera.
Nel 1962, dietro l’insistente invito di don Aldo Hosquet, parroco di Saint-Vincent e del vescovo di Aosta, alcuni padri Canossiani vennero in questo paese per l’animazione dell’oratorio parrocchiale e della gioventù locale.
Fare oratorio oggi, rispettando gli scopi iniziali di chi ha dato origine a questa attività e attualizzandoli nella realtà contemporanea: quale sfida educativa!
Le nuove prospettive date dalla globalizzazione esigono l’assunzione di una dimensione di mondialità e di interculturalità nei rapporti educativi. Lo stabilirsi di nuove dinamiche di interrelazione e l’affermazione di nuovi linguaggi e strumenti comunicativi estendono l’azione educativa oltre i limiti consolidati dalla tradizione. Parte da quest’ottica il programma di attività svolto in oratorio in quest’ultimo periodo, che ha visto la prima e seconda edizione di un corso di pittura, svolto col patrocinio della Biblioteca Comunale di Saint-Vincent, sotto la guida del prof. Girardi, con la realizzazione durante la scorsa estate di tre opere, dipinte dallo stesso professore, che abbelliscono la facciata dell’oratorio e che sono un messaggio per chi passa. Messaggio sintetizzato in tre frasi riportate sotto i quadri: «Lasciate che i fanciulli vengano a me» (Gesù); «L’amore è un fuoco che abbraccia tutti» (Maddalena di Canossa); «Giovani, spalancate le porte a Cristo» (Giovanni Paolo II).
Tra le attività da menzionare ancora vi è il corso di informatica per ragazzi che è stato origine della creazione di un angolo multimediale contiguo agli ambienti ricreativi, realizzato con la partecipazione della Comunità Montana Monte Cervino, oltre che della Biblioteca Comunale. L’ambiente è usato da ragazzi che non hanno un proprio PC e da chi, pur avendolo, vuole navigare in rete. Si sta lavorando alla creazione di un sito internet costruito insieme ai ragazzi: ogni gruppetto dovrebbe curare un argomento di proprio interesse, quale la musica, i videogiochi, le suonerie telefoniche, lo sport, le clipart e animazioni…
L’ultimissima proposta nata proprio in questi ultimi mesi è quella del Gruppo Teatrale “I ragazzi dell’oratorio”, che ha fatto il suo debutto l’estate scorsa. In realtà si tratta di facce già note nei nostri ambienti: sono adolescenti che negli scorsi anni hanno già collaborato nelle animazioni estive e carnevalesche. Scherzosamente, con una battuta, potremmo dire: «Si sono messi in proprio». Dopo alcune esperienze di animazione, fatte in questi ultimi anni, si stanno cimentando, a ri-partire con una attività ormai scomparsa da anni dal nostro oratorio: il teatro. È un peccato avere un così ampio salone, con un discreto palco e… non utilizzarlo per quanto vale.
La sfida di questi ragazzi e la cosa inedita è stata, dunque, non tanto nel far loro teatro, ma nel proporre ad altri ragazzi questa attività, nel contesto di una animazione estiva. Oltre ad una scenetta, parodia de La Bella Addormenta nel Bosco, si sono cimentati con la messa in scena di uno spettacolino di burattini…

Padre Giuseppe TARI'