Il piccolo e raccolto villaggio di Orioux - 600 m circa slm – è posto a monte di un’ampia superficie di terra, oggi totalmente coltivata a foraggio, e a valle delle strette gole del torrente Grand-Valey e degli arditi roccioni che sostengono le campagne del vicino Comune di Chatillon. In un modo o nell’altro tutto il territorio che circonda questo piccolo agglomerato di case si è formato nel corso dei secoli grazie all’attività di trasporto a valle del materiale durante le piene del torrente; l’uomo, dal canto suo, nel corso dei secoli ha successivamente antropizzato il territorio spietrando in particolare le superfici pianeggianti per farne ottimi campi e prati foraggeri. A monte, su spazi decisamente più ripidi, la ferma e determinata necessità dell’uomo, ha contribuito alla formazione di terrazzamenti naturali su cui per secoli si è coltivata intensamente la vite con peraltro ottimi risultati. Ancora oggi sono perfettamente visibili arditi muri “a secco” costruiti per sostenere quella particolare coltura che comunque data l’ampiezza doveva giocoforza dare ottimi risultati ai viticoltori. Memorie orali ricordano che dal comprensorio di Orioux erano originarie le ormai introvabili varietà di pere Martine (Martin sec). L’etimologia del toponimo di questo abitato è ancora avvolta nell’ombra, anche se indicazioni ci potrebbero venire dalla radice Or(i) di probabile origine indoeuropea; secondo queste ipotesi si potrebbe tranquillamente parlare di territorio inteso come bocca e monte. In effetti, la frazione è situata alla base del monte Zerbion a poche decine di metri dall’esatto punto in cui il torrente Grand Valey, non più costretto in gole accidentate, si liberava con percorsi che nel corso dei secoli variarono più volte. Il toponimo Orioux potrebbe però molto più semplicemente derivare da un vitigno autoctono decisamente molto diffuso nei secoli passati sia sul nostro territorio comunale sia in tutta la Valle centrale e soleggiata della nostra Regione: l’Oriou, più noto nelle varietà Oriou Picciou e Oriou Gros (quest’ultimo a forte rischio di estinzione) per poi assumere da Nus verso l’Alta Valle la generica denominazione di Rodzo (conservando però gli attributi di Picciou e Gros). Nel gruppo dei clono tipi si noti che l’Oriou Gris sembrerebbe irrimediabilmente scomparso mentre l’Oriou Blanc è stato (ri-)scoperto nel 2007 da Moriondo e Vuillamoz (…) In letteratura numerosi vitigni sono designati con antroponimi o toponimi (…). E’ necessario, però, ribadire la considerevole importanza che hanno rivestito in Valle d’Aosta la viticoltura e la produzione del vino, anche per scopi commerciali, in particolare a Saint-Vincent (G. Moriondo, cit.). In mancanza di altre indicazioni rilevo che il toponimo di questo villaggio – rimasto pressoché invariato nel corso dei secoli - è citato in una vecchia pergamena del 1502, con testo in latino, conservata nell’Archivio Storico del nostro Comune; nel documento l’abitato è indicato nel seguente modo: Hurio. La certificata presenza di un mulino nei pressi del villaggio in quel lontano periodo richiama alla mente manufatti antichi e lavorazioni ormai dimenticate ma, nel contempo, ci riporta al vicino torrente e alle varie peripezie che la popolazione residente nel piccolo agglomerato dovette senza dubbio sopportare durante le alluvioni e i conseguenti ingrossamenti del corso d’acqua; queste paure e tutte le situazioni di pericolo sembrano essere state eliminate con l’arginatura del torrente che ora pare scorrere nel suo letto, anche se nei recenti anni passati ha tracimato provocando danni e risvegliando antiche paure. Nel villaggio era inoltre presente un altro importante manufatto comunitario: il pressoir (l’antico torchio per la pressatura delle vinacce) di cui però oggi non rimane nessuna traccia. Quasi totalmente cancellata da quel territorio l’abbondante quanto generosa coltivazione della vite; non si notano nuovi impianti viticoli e sugli antichi terrazzamenti, oggi in buona parte diruti, crescono rigogliosi rovi mentre più a monte il bosco tende gradatamente ad occupare nuovi spazi con la crescita di piante di rovere e di castagno. Quanto al forno per la panificazione è verosimile pensare che per questa necessità gli abitanti di Orioux si recassero nei villaggi di Biègne e di Les Moulins. Quanto alle colture, credo di poter affermare che sarebbe sbagliato pensare che l’economia delle famiglie nel corso dei secoli fosse totalmente derivata dalla vite, dal vino e dai suoi derivati; certamente questa dovette essere primaria ma direttamente collegata anche alla pastorizia e all’allevamento. Non sono stati cercati i dati continuativi sull’andamento secolare della popolazione anche se il modesto volume abitativo delle vecchie costruzioni indicherebbe un villaggio estremamente ridotto nel numero dei suoi abitanti; considerate le tracce del lavoro dell’uomo sul territorio, questi ultimi dovettero essere estremamente attivi nei lavori agricoli. Ai nostri giorni i residenti sono attestati in una quindicina di unità e sono dediti perlopiù al terziario anche se tutti si dedicano, peraltro con buon successo, alle colture orticole. Alla frazione si giunge dopo aver attraversato il moderno ponte sul corso del Grand-Valey; giunti all’abitato si nota subito il diffuso recupero operato sul patrimonio abitativo che ci mostra numerose case ristrutturate con gusto. Case che hanno comunque mantenuto la caratteristica architettura rurale e che fanno di Orioux, distante solo pochi minuti dal borgo, un luogo di quiete e di tranquillità davvero invidiabile.
Crétier Piergiorgio