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Palud

Palud

Questo piccolo villaggio, posto a 1605 m. slm. sembra abbandonarsi e riposarsi sui dolci pianori circostanti il Colle di Joux, tra estese pinete di conifere e prati foraggieri. Stiamo, in questo caso, descrivendo la frazione posta più in alto rispetto all’intero territorio comunale; un minuscolo abitato formato da case che raccontano secoli di storia, e che, rispettando l’habitat alpino, sono tutte addossate le une alle altre per mantenere il poco calore invernale e la freschezza estiva. L’altezza degli edifici non supera i due piani e come altrove in montagna anche qui si è fatto abbondante uso di materiali quali pietra e legno. L’insieme delle costruzioni, tra cui degno di nota è un bellissimo granaio, si fonde armoniosamente con tutto il paesaggio circostante e con la rigogliosa natura. Nei pascoli circostanti si notano inoltre alcuni massi erratici di grandi dimensioni. Estese foreste di Abeti rossi, Pini, Larici e Betulle si alternano a piccole radure ricche di sottobosco caratterizzato da coloratissimi fiori, prelibati frutti di bosco, profumatissimi funghi e da rare piante di media e alta montagna. All’interno delle pinete si potranno incontrare camosci e stambecchi, volpi, lepri, uccelli rapaci e tantissimi altri animali selvatici comprese le laboriosissime formiche che con il loro incessante lavoro costruiscono enormi coni formati da aghi di pino per servirsene come tana e magazzini di cibarie per l’inverno. Il paesaggio è davvero di quelli da cartolina e qui più che altrove si ha modo di verificare come l’uomo costruendo questo piccolo villaggio si sia inserito quasi in punta di piedi all’interno della natura, di cui peraltro si è servito, antropizzandone il territorio. Raccontano le testimonianze orali che le superfici oggi coltivate a foraggio erano un tempo ricoperte di cereali e i numerosissimi muretti di contenimento confermano un’intensa attività cerealicola. Su numerose fonti storiche il toponimo compare scritto in diversi modi: Palù, Pallù, Palu, ecc. Il nome Palud trarrebbe origine dalla radice preindoeuropea Pal e significherebbe cima rocciosa e luogo elevato; non dobbiamo però dimenticare che la vicinanza del lago palustre ha certamente influito sul toponimo. A differenza di quanto si crede il territorio che circonda la sella del Colle di Joux ha avuto nei secoli una grandissima importanza sotto l’aspetto viario; il collegamento tra la valle centrale della Dora e il frequentatissimo Colle del Teodulo, avevano infatti qui un importante centro, un vero e proprio Carrefour del Alpes che aveva nella collina di Saint-Vincent uno sviluppo viario di tutto rispetto nell’itinerario della Krämerthal, detta anche Strada dei Mercanti. Per secoli, ma in particolare nel ‘300 e nel ‘400, questa importantissima via collegò Milano e la Pianura Padana con l’Europa transalpina. Non è da escludere che questo villaggio sia nato proprio come luogo di ricovero e di conforto per i mercanti dopo la lunga salita dal Borgo di Saint-Vincent e prima della discesa verso i centri montani di Brusson e Ayas. Fino ad alcuni decenni or sono nel villaggio abitavano tre famiglie ma solo durante l’estate; in inverno infatti i residenti demonticavano portando con loro mucche, pecore e animali da cortile. La leggenda, purtroppo non documentata da nessun riferimento cartaceo, racconta che Napoleone, nel maggio dell’Ottocento, sarebbe salito al Colle di Joux alla ricerca di una strada alternativa al Forte di Bard; infatti, la Campagna d’Italia promossa dal Primo Console, non ammetteva ritardi e non erano certo valichi a bassa quota a fermare La grande armée. Appena oltrepassata la sella del Colle di Joux una sorgente racconta e ricorda l’antica leggenda di Napoleone che lassù sarebbe stato addirittura fatto prigioniero da una guarnigione austriaca per alcune ore. In tempi più recenti, era il settembre dell’anno 1898, fu la Regina Margherita di Savoia, consorte di re Umberto, ospite di Saint-Vincent per una salutare stagione alle Terme, a salire al Colle con il suo seguito e a farsi fotografare mentre guarda ammirata lo scenario delle montagne circostanti. In seguito altri illustri personaggi salirono al Colle; ricordiamo tra gli altri il celebre scrittore russo Leone Tolstoj e, recentemente, il Presidente Francese François Mitterand. Importantissimo il passaggio, con sosta, compiuto da Sua Santità Giovanni Paolo II nel luglio del 2002; il Papa durante un suo soggiorno in Valle, giunse al Colle di Joux da Emarèse, dopo aver attraversato la maestosa pineta su una altrettanto bella strada poderale. Purtroppo l’inclemenza del tempo di quella giornata non consentì di immortalare con fotografie l’illustre ospite raccolto in preghiera, ma è noto che le persone che lo incontrarono ricordano quel giorno come un momento indimenticabile. Ai piedi del villaggio di Palud da pochi anni è stato riscavato il lago che nei decenni scorsi era stato interrato per fare spazio ad un parcheggio e ai pascoli. Durante i lavori sono anche stati studiati stratigraficamente circa tre metri di sedimenti torbosi e argillosi per un totale di 70 campioni; l’analisi pollinica di ciascun livello ha fornito altrettanti spettri pollinici che, disposti in una serie stratigrafico-cronologica, costituiscono il diagramma pollinico. Sono stati riconosciuti circa 130 tipi pollinici diversi tra loro di cui una ventina appartengono a specie arboree. Con una serie di datazioni al radiocarbonio si è appreso quanto segue: 1- La parte più antica del diagramma (fino a circa 11.000 anni fa) presenta un quadro di ambiente freddo e asciutto con netta prevalenza di specie erbacee e arbustive; si tratta di una fase di tundra alpina con Salici nani, Ginepri, Esedra, Artemisia, ecc. 2- A partire da circa 11.000 anni fa la pineta si insedia al Colle, accompagnata soprattutto dalla Betulla. 3- Intorno a 9000 anni fa si diffonde l’Abete bianco (sintomo di un clima relativamente fresco e umido), l’Ontano e la Quercia. 4- Infine, intorno a 3500 anni fa, l’Abete rosso prende improvvisamente il sopravvento accompagnato dal Larice mentre l’Ontano riduce la sua presenza e si assiste alla scomparsa dell’Abete bianco. Probabilmente l’attività dell’uomo dell’Età del Bronzo ha contribuito a questi cambiamenti; prove di questo fenomeno sarebbero la diffusione di specie legate alle pratiche agro-silvo-pastorali quali Castagno, Noce e Cereali (maggiori approfondimenti sull’antica torbiera sono reperibili in: B.I. Menozzi e C. Montanari, La storia in una torbiera, in Environnement, n. 20, Aosta, 2002). Da circa seicento anni questo lago era utilizzato dai contadini della collina che se ne servivano, dopo averlo riempito con le acque del Canale Courtaud, per alimentare le poche sorgenti della collina di Saint-Vincent. Nei pressi della sella del Colle è presente un piccolo oratorio. Nei secoli passati in quel luogo era presente una croce; nei pressi di quest’ultima il giorno d’inizio delle Corvée del Canale tutti gli utenti si riunivano per una funzione religiosa e, in particolare, per domandare al Cielo l’incolumità dei lavoranti durante i difficili passaggi del Canale in alta montagna e per raccolti ricchi e abbondanti. Una piccola edicola votiva, con statua di Sant’Antonio Abate, è inoltre presente in una nicchia posta a alto del parcheggio frazionale e la sua costruzione si deve alla fede della signora Maria Giuseppina Crétier a seguito di un voto risalente al secondo conflitto mondiale. Oggi dal vicino lago, bacino di riserva idrica per eventuali incendi, si prelevano acque per l’innevamento artificiale delle contigue piste da sci. Da anni il Colle di Joux è infatti sinonimo di stazione di sci invernale e negli ultimi anni tutti gli impianti sono stati completamente ammodernati; la stazione ha una seggiovia, e un nuovissimo Snow Park dotato di tappeti mobili che permettono ai più piccoli di imparare a sciare in completa sicurezza. Sulle piste sono possibili discese anche con gonfiabili e gommoncini. Una Scuola di Sci denominata Sci Club Zerbion, con decennale attività, è infatti funzionante dal 1962, permette a tutti di fruire veramente di questo angolo di paradiso posto a pochi minuti da Saint-Vincent. Inoltre una Griglieria, tre Ristoranti ed un Albergo completano, con validissima e capace imprenditorialità, l’offerta enogastronomica-turistica di questa stazione particolarmente amata e frequentata anche in estate quando un caldo sole e l’ampia e soleggiata conca pianeggiante contornata da maestose foreste, permettono a tutti gli ospiti di godersi la montagna e tutti i suoi panorami a due passi da casa e in particolare lontani dagli schiamazzi e dai rumori delle città.

CRETIER Piergiorgio