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Pane benedetto

Il pane benedetto

Il pane benedetto "la tseretà"

L'antica usanza, della distribuzione del pane benedetto, sarebbe stata istituita nel corso dell'anno 398 sotto il pontificato di papa Attanasio (o Anastasio I). I primi cristiani si riunivano per pregare, per mangiare e per stare insieme, nelle case private dove, lontani da occhi indiscreti e dai pericoli delle persecuzioni, potevano professare liberamente la loro religione; al termine di questi incontri ogni fedele portava con sé un pezzo di pane, di quel pane «frutto del lavoro e della fatica dell'uomo» che avrebbe in seguito distribuito a coloro che non avevano potuto partecipare. Il semplice gesto era una reminiscenza proveniente certamente dagli incontri a cui avevano partecipato i primi discepoli di Gesù. La nascente Chiesa, per volontà di papa (poi Santo) Attanasio I°, dispose verso la fine del quarto secolo l'istituzione ufficiale di tale consuetudine; il gesto semplice significava: fare comunione tutti insieme ed essere uno solo spirito malgrado le difficoltà del momento e le assenze di alcuni fedeli. Tale usanza venne quindi propagandata diffondendosi rapidamente tra tutte le comunità cristiane. Anche in Valle d'Aosta questo rito entrò a tutti gli effetti nelle consuetudini religiose della popolazione. Mons. J.-A. Duc ci informa che nel corso del 1280 l'allora vescovo di Aosta, Simon De Duin, riunì in Sinodo tutto il clero della Diocesi; tra le disposizioni emanate in quella sede ebbe notevole importanza il mantenimento e addirittura una maggiore diffusione tra la gente dell'usanza della distribuzione del pane benedetto. Com'è facilmente intuibile, tale cerimonia era già largamente diffusa tra la popolazione valligiana nel XIII° secolo. La raccomandazione che il vescovo fece al clero si può riassumere in questo modo «...le pain bénit se fasse non avec les hosties de la messe, mais avec un pain de froment, afin qu'au moins par apparence du pain, les fidèles discernent le corps de Notre Seigneur». A questo punto si impone una precisazione relativa al fatto che il pane offerto durante un funerale è una cosa mentre quello distribuito durante la festa patronale è altra cosa. Anticamente quest'ultimo, distribuito tra i partecipanti alle funzioni religiose patronali, era detto la tseretà; letteralmente può essere tradotto con il termine di «Pane della Carità». Si trattava infatti di donazioni che le famiglie a turno, e in concomitanza a particolari occasioni e situazioni, offrivano durante la messa; dopo la benedizione il pane era distribuito tra gli intervenuti. Vi è poi da sottolineare il fatto che in talune occasioni l'offerta era quantitativamente di gran lunga superiore rispetto alle necessità e solo una minima parte era trattenuta dai religiosi; tutta la parte eccedente era portata nelle mense delle scuole dove era distribuita tra gli scolari. In alcuni paesi della nostra regione, la cottura di questo pane avveniva per antichissima tradizione nel periodo compreso tra la festa di sant'Andrea (30 novembre) e Natale. Sovente in sede testamentaria i locali indicavano e imponevano agli eredi particolari disposizioni; da un testamento dettato a Moron il 17 novembre dell'anno 1721 da ...discret Jean-Maurice figlio di fu Pierre de Vincent Maurise (Morise) rileviamo alcune importanti cose. Nella carta, su cui spicca per importanza una profonda fede e grande attenzione alle opere di Fede e Misericordia, il Morise impone che la sorella Maria-Caterina, sua erede, dovrà fare e distribuire il pane benedetto in occasione della festa patronale del Borgo. Dalla carta, appare chiaro l'intento misericordioso (oggi diremmo umanitario e sociale) contenuto nella disposizione testamentaria. Il gesto della distribuzione era assolutamente simile a quello compiuto tutt'oggi a Saint-Vincent in occasione della festa patronale il 22 gennaio. Il caso citato non è comunque raro e dalla lettura di carte testamentarie si ritrovano con frequenza donazioni e lasciti alla chiesa, alle cappelle e alle Confraternite religiose presenti un tempo a Saint-Vincent. Nell'archivio, della nostra parrocchia, è conservato un vecchio Registre du pain risalente al secolo scorso; nel suo interno sono annotati con estrema precisione i nominativi delle persone e le relative quantità di pane che le varie famiglie devolvevano periodicamente alla parrocchia. L'antica usanza ufficializzata da papa Attanasio nel terzo-quarto secolo si era ben radicata nella regione e pur con lo scorrere dei secoli si era mantenuta come espressione di autentica Fede dei semplici, propria cioè di quelle popolazioni che quotidianamente e in diversi modi esprimevano il loro Credo. Situazione leggermente diversa è invece quella relativa al pane che veniva portato all'altare da un membro della famiglia del defunto durante la celebrazione di un funerale; questo gesto ugualmente simbolico e nel contempo altamente significativo richiama i pagamenti delle funzioni un tempo soddisfatti con prodotti della terra (o loro derivati) in sostituzione del denaro purtroppo quasi assente dalle tasche delle popolazioni viventi nei secoli passati. Per antica consuetudine era un parente stretto del defunto che saliva all'altare durante l'Offertorio e, dopo il bacio al Crocefisso, consegnava nelle mani del celebrante il pane; ai nostri giorni e ormai da decenni tale gesto viene compiuto da alcune pie donne a cui il pane è dato dalla famiglia colpita dal lutto. Il bellissimo piatto offertoriale in ottone (di fattura tedesca) proveniente da Moron, e ora esposto nel Museo d'Arte sacra allestito nella chiesa, era appunto utilizzato in quel villaggio come contenitore del pane offerto nel corso delle meste cerimonie. La scritta, in lingua tedesca, ripetuta più volte -der in fridi Gehwart- (che significa Colui che concede la pace) è ulteriore conferma di quella spiritualità che albergava semplice e intensa nei cuori e nei gesti dei nostri progenitori.