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Perrière

Perrière

Questo collinare villaggio è posto a circa 1000 m slm su di un grande pianoro quasi addossato al monte Zerbion; la sua posizione è molto panoramica e lo sguardo spazia ammirato su tutta la valle centrale della nostra Regione, sulle cime e, in particolare, sul gruppo di montagne comprese tra i monti Barbeston e Cima Nera. L’origine del nome di questa frazione è indubbiamente da ricercarsi nella parola péra (pietra) da cui si originano pietre e pietraia; in effetti non distante da questo centro abitato si notano ampie superfici coperte da pietrame. Il villaggio, da tempo comodamente servito dalla strada, è stato urbanizzato nel corso degli ultimi decenni: luce, fognatura e telefono e questo fa sì che al momento attuale siano in corso alcuni interventi di recupero di alcune vecchie abitazioni.. Al momento è in corso di realizzazione anche la costruzione dell’acquedotto da destinare ad usi domestici che eliminerà da tutta la collina la secolare povertà di acqua. Questa frazione è molto estesa ed ha un patrimonio d’arte, di storia e di architettura di tutto rispetto; una menzione particolare la meritano i tantissimi granai in legno (i rascards) distribuiti in tutto l’agglomerato mescolati ad abitazioni in pietra. La presenza di tanti granai ci riporta ai secoli passati e all’economia di questo centro montano la cui popolazione, per secoli, si è dedicata alla cerealicoltura e in parte minore all’allevamento del bestiame: mucche, ovini e caprini. Anche Perrière era infatti parte integrante di quell’ampio territorio della montagna di Saint-Vincent ricoperta da quell’immensa coperta d’oro formata dalle messi mature. Per poter macinare erano presenti nelle vicinanze del villaggio ben tre mulini che erano ubicati a poche decine di metri nei pressi del torrente Grand-Valey che scorre nelle gole del monte Zerbion. Dei tre mulini esistenti e già segnalati in documenti del XVIII secolo rimangono solo pochi resti dei muri perimetrali mentre sono totalmente scomparse le macine ed eventuali attrezzi. Le cronache orali ci raccontano che per recarsi a macinare il grano nel villaggio si caricavano muli e asini di sacchi e si discendeva la ripida collina per l’autunnale lavoro che precedeva la cottura del pane. Questa avveniva nel forno frazionale posto nel centro dell’abitato e restaurato da alcuni anni per volontà dell’Amministrazione Comunale. Purtroppo ai nostri giorni non è più utilizzato e il piccolo stabile sembra essere museo di se stesso. Nella frazione vi erano naturalmente due fontanili che fungevano da lavatoi ed abbeveratoi; uno di questi è stato recentemente ristrutturato sempre per volontà della nostra Amministrazione. Tra le strutture di uso comunitario merita senz’altro una particolare menzione la scuola il cui attuale edificio risale alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso, epoca in cui oltre trenta bambini frequentavano i corsi tenuti da una maestra che poteva sia salire quotidianamente al villaggio oppure scegliere di abitare all’interno dell’edificio scolastico. Sappiamo anche dai vecchi documenti che una scuola di villaggio fu istituita a Perrière nel corso dell’anno 1800 per volontà dell’allora parroco Jean-Baptiste Freppaz. L’odierno edificio scolastico è stato dato in comodato d’uso dall’Amministrazione Comunale al locale Consorzio di Miglioramento Fondiario Ru Courtaud che vi ha installato all’interno la centrale da cui si comandano l’apertura e la chiusura di tutti i getti d’acqua distribuiti sul territorio per l’irrigazione “a pioggia” delle campagne. Si ritiene utile ricordare che Perrière annovera tra i suoi figli anche alcuni eroici pionieri che nel corso del 1393 domandarono alla potente famiglia dei De Challant, unitamente ad un’altra quindicina di persone abitanti nella collina di Saint-Vincent, di poter prelevare una certa quantità d’acqua dal torrente Evançon in Valle d’Ayas, per servirsene nelle campagne dopo aver costruito un canale artificiale: il tutt’oggi funzionante Ru Courtaud. I bisogni spirituali della comunità erano garantiti da una cappella edificata verso la fine del XVI secolo e posta fin dalla costruzione sotto la protezione di san Giacomo il Maggiore. La storia ci racconta che la cappella, a causa della forte umidità presente nel luogo della costruzione, fu sempre soggetta a rischi di crollo; vi fu addirittura un tempo (1877) in cui le numerose persone residenti nel villaggio decisero di costruire altrove la cappella ma furono fermati dagli alti costi preventivati per tale nuova costruzione. Le rendite che garantivano il pagamento dei lavori al sacro edificio furono sempre limitate, anche a causa della grande povertà della popolazione. Frequentemente invece di somme di danaro si garantivano al procuratore della cappella castagne, olio di noci o altri prodotti della terra che messi all’asta producevano piccoli importi per il pagamento delle varie funzioni religiose da celebrarsi in quel luogo. L’altare è barocheggiante e tutta l’oggettistica un tempo presente all’interno è oggi in esposizione nel Museo d’Arte Sacra costruito all’interno della chiesa del borgo. Nella sacrestia della citata chiesa è inoltre esposto un grande dipinto (datato 1633) che mostra la Vergine Nera d’Oropa tra i Santi Rocco e Giacomo di Compostella; certamente il quadro fu fatto eseguire da un devoto al termine della terribile pestilenza abbattutasi anche nel nostro paese tra il 1629 e il 1632. Di tutte le decorazioni eseguite nel 1706 (ben 31 “medaglioni” rappresentanti Padri della Chiesa e Santi), non vi è più traccia in quanto sepolte sotto dipinture successive. Molto bello è comunque il grande affresco del Padreterno attorniato dagli Evangelisti tutt’oggi presente nel coro della cappella che non è dotata di cantoria. Le Stazioni della Via Crucis provengono da Parigi e a Perrière ci sono giunte portate da qualche persona del villaggio che in quella città si era recata per lavoro. Degno di nota è anche il trave totalmente dipinto che separa la navata dal coro e che sostiene un grande crocefisso. All’ingresso sud del villaggio, in località Valeye, è presente un piccolo oratorio che ospita al suo interno una statua della Vergine e che ancora una volta ci mostra quanto grande fossero la devozione e la fede di quella comunità. Tra le cose degne di nota da segnalare per chi visiterà questo villaggio, si cita un affresco presente in una nicchia di una casa privata a lato della strada. Il dipinto, arricchito da una ghirlanda di fiori è datato 1753 e mostra una bellissima Madonna in trono con Bambino in mezzo a San Lorenzo e ad un altro santo non identificato (forse San Vincenzo). L’ultima testimonianza di fede che si desidera offrire alla curiosità del visitatore è posta in località Sapé, nei pressi del guado che, oltrepassando il torrente Grand-Valey, mette in comunicazione il villaggio di Perrière con la strada della collina di Châtillon. Qui un piccolo oratorio è stato costruito in epoca indefinita su di un grande masso erratico all’interno di un maestoso bosco di conifere; le testimonianze orali informano che la piccola edicola sacra sarebbe stata voluta da un pio devoto per eliminare dalla zona presunte presenze di diavoli e streghe che lì si riunivano per i loro incontri. Questo ultimo dettaglio ci conduce anche alla conoscenza del personaggio più famoso del villaggio di Perrière che, e lo diciamo con tutto il rispetto e l’attenzione del caso, è senza dubbio Caterina di Chynal (alias la strega). Costei originaria della Svizzera (era nata alla fine del XIV secolo a Basilea e aveva ricevuto il sacramento della cresima a Sion) aveva abitato per un certo periodo a Conthey nel Vallese e successivamente si era trasferita a Saint-Vincent dove aveva preso casa nel collinare villaggio di Perrière. Gli atti del processo a suo carico svoltosi nel 1449 ci informano che Caterina era stata accusata di stregoneria, sortilegio e addirittura della morte del parroco di Montjovet, Pierre Hospitis, che sarebbe deceduto in seguito alle cure da lei prestate al religioso. La donna appare come persona di facili costumi; per sua stessa ammissione ella ammette alcune relazioni amorose con uomini del paese. Su tutte le amicizie della donna spicca quella avuta con il nobile Bonifacio Mistralis, rampollo della nobile famiglia proprietaria del feudo di Saint-Vincent e molto in vista nel panorama nobiliare dell’epoca nel Ducato d’Aosta. Da questa tumultuosa, ma vorremmo anche immaginare bella relazione, nasceranno due figli naturali e nel contempo molte voci si leveranno contro la lussuriosa Caterina. Non potendola colpire, forse per invidia o per gelosia, il popolo griderà contro la donna accusandola di presunti incontri con il diavolo e contro la sua pretesa di curare malattie o ancora contro presunti sortilegi compiuti contro i vicini di casa. Il passo fu breve e ben presto Caterina fu dichiarata strega. Dopo essere stata arrestata fu subito condotta nelle carceri del castello di Saint-Germain e nel contempo fu dato incarico ad un fabbro di Saint-Vincent, con bottega nel villaggio di Favèrge, di procedere alla fabbricazione e fornitura di strumenti di tortura e fu dato inizio al processo per stregoneria ed eresia. Le varie fasi processuali durarono oltre otto mesi e in difesa della donna si mosse addirittura il figlio Pantaleone Mistralis. Verso la fine dell’anno 1449 si concluse il lungo processo guidato dall’inquisitore Balduinus Scutifferi e la “nostra” Caterina fu dichiarata fortemente colpevole di eresia malgrado avesse continuato a dichiararsi innocente. Fu infine condannata all’abiura pubblica e al pagamento delle spese sostenute durante la sua permanenza in carcere e quelle per il processo. Purtroppo le carte conservate negli archivi non ci informano di come si concluse la storia.

CRETIER Piergiorgio