Parliamo in questo caso di due distinti e specifici villaggi edificati ad una quota che varia da 550 a 600 m slm. Entrambi sono situati nei pressi del vecchio stabilimento termale, la nota Fons Salutis. In tutti e due i casi, gli agglomerati godono di un panorama eccezionale, quasi uno spettacolare balcone sulla valle centrale della nostra regione. Con gli anni le due frazioni sono state dotate di tutti i servizi e per ciò che riguarda la viabilità sono state involontariamente divise; a Ronc Damon si giunge dopo aver salito per alcuni chilometri la strada regionale del Colle di Joux mentre a Ronc Desot si giunge direttamente dal borgo percorrendo Corso Battaglione Aosta. Anticamente la stessa mulattiera attraversava i due villaggi per poi proseguire verso Moron e gli altri villaggi della collina. Pur facendo dei necessari “distinguo” non ci pare però necessario scindere il testo in due parti: questi villaggi sono così vicini e simili nelle tante situazioni geografiche, paesaggistiche e storiche che sembra giusto fare un solo testo. L’etimologia del toponimo è senza dubbio da rapportarsi alla roccia, e più in generale alla pietra che nelle sue varianti, forme e colori abbonda in questo comprensorio. La parola Damon che segue la parola Ronc e che ricaviamo dalla lettura di vecchi documenti, nel locale dialetto significa sopra, mentre Desot significa sotto; questa precisazione, sempre rimarcata dai notai nei vecchi regesti, chiarisce subito che i due villaggi sono costituiti da agglomerati posti a quote altimetriche diverse. Oggi la segnaletica che indica i villaggi è stata francesizzata per cui sulle indicazioni si legge Ronc Dessous e Ronc Dessus. Per ciò che concerne le costruzioni a Ronc Damon, abbiamo una serie di case costituenti un nucleo abitativo molto ristretto, già in buona parte ristrutturate in questi ultimi anni; le campagne retrostanti la frazione sono moderatamente pianeggianti e la storia ci informa che nei secoli passati la popolazione residente era totalmente dedita alla campagna e alle sue colture: vigneti, prati foraggieri frammezzati ad alcuni campi coltivati a segale. Il sostentamento delle famiglie era assicurato anche da alcuni capi bovini e da molto più numerosi ovicaprini anche se primaria occupazione della popolazione era però la viticoltura effettuata negli estesi impianti che certamente godevano a Ronc di una straordinaria insolazione e di un microclima particolarmente favorevole alla vite. A questo proposito si ha menzione, da una carta conservata nell’archivio comunale (23/8), che nel 1618 tali Vincent Jaccod, Martin Martinod e Jaquemoz Torrent stipulano una convenzione concernente il torchio esistente nel villaggio e costruito dal Martinod con il concorso economico degli altri due e su una proprietà appartenente al Torrent. Nel documento fatto redigere da un notaio le parti si accordano perché loro, i loro famigliari, discendenti, eredi ed aventi causa, possano utilizzare detto torchio e farsi carico delle spese per la copertura del manufatto e per le manutenzioni future. Data la vicinanza al borgo di Saint-Vincent e l’esiguità dei residenti, non si segnalano però altri edifici e manufatti di uso e interesse comunitari quali forni per la panificazione, mulini da grano e oratori (anche se era però presente una piccola edicola votiva edificata da una famiglia). Per seguire gli studi i ragazzi si recavano a piedi fino alle scuole del borgo anche se in alcuni casi, e come alternativa, si potevano raggiungere le scuole di Moron; il discorso è simile anche per gli adulti che settimanalmente desideravano adempiere il precetto cristiano della frequenza alla Messa e ai Sacramenti. La grande storia sembra non aver lasciato tracce del suo passato a Ronc; la vita delle persone, le loro ansie, fatiche, gioie, dolori e aspirazioni è solo immaginabile. Un atto di compravendita conservato nell’Archivio del nostro comune (23/16) ci racconta che nel corso del 1655 tale Jean-Antoine Martinod vendette a Jacques de la Vegna d’Ayas maitre cordonnier una determinata quantità d’acqua; questa informazione, a prima vista senza interesse, ci dà invece utili indicazioni e conferme quali, ad esempio, il fatto che erano numerose le famiglie della vicina valle d’Ayas che in questo comprensorio possedevano vigneti che lavoravano in proprio scendendo periodicamente dai loro paesi di montagna per i necessari lavori. Naturalmente i più agiati possedevano, in zona, anche le abitazioni che servivano sia per il ricovero e deposito degli attrezzi sia per la lavorazione dell’uva e per la conservazione del vino. Nell’Archivio del nostro comune sono conservate molte carte che ci parlano di Ronc e che sono risalenti ai secoli XVI e XVII; naturalmente dalla loro lettura si ha uno “spaccato” della vita dei residenti in quei lontani anni. Dalla stessa fonte si notano anche i cognomi tipici della valle d’Ayas (per le ragioni sopraccitate) coinvolti con i locali in atti di acquisto, vendita o addirittura lite: i Sarteur, i Chadel del villaggio di Lignod, i Fresc, i Chasseur, i Chesaz e infine i Favre. I cognomi di Saint-Vincent che si ripetono con più insistenza sono i Gorris, i Martinod, i Séris, i Clappey, i Vout, i Charbonnier e poi ancora i Fleur, i Clappey e gli Aymonin (questi ultimi tre cognomi sono oggi estinti). Dalla documentazione archivistica apprendiamo che nel periodo 1601-1607 tutte le famiglie, residenti o proprietarie di beni immobiliari e fondiari in quella località, dovettero riconoscere per fini fiscali ai funzionari del conte Louis Solar de Morette (all’epoca signore del feudo di Saint-Vincent) di possedere tali beni e pagarne conseguentemente i relativi censi e tributi.
A Ronc Desot la situazione urbanistica, economica e storica non è molto dissimile da quella concernente l’altro villaggio sopraccitato. Anche questa frazione si caratterizza per l’esiguità delle costruzioni, poste anch’esse in posizione privilegiata e assolutamente panoramica. Nel corso dei secoli i residenti hanno dedicato le loro forze migliori all’agricoltura e all’allevamento prodigandosi con particolare attenzione ai tantissimi vigneti. Ronc Desot è ubicato a poche decine di metri dal vecchio stabilimento termale e per molto tempo la popolazione residente ha vissuto con attiva partecipazione i fasti della Fons Salutis accogliendo nelle strutture parte della lunga schiera di persone bisognose delle cure termali; nel villaggio erano, infatti, sorte locande, punti d’accoglienza e addirittura due alberghi. I frequentatori delle terme, al termine della quotidiana cura, si recavano presso queste strutture per assaporare deliziose scodelle di brodo (erano calorosamente consigliate dai medici dopo aver bevuto l’acqua) e per rinfrancarsi prima di ridiscendere verso le strutture alberghiere del borgo presso cui erano ospiti. Al centro della frazione è tutt’oggi presente un grande oratorio riedificato nel 1850 da tale Martinod e ampliato nel 1892 con il determinante concorso economico di numerose persone presenti in estate nel nostro paese per le cure idropiniche; da documenti conservati nell’archivio parrocchiale apprendiamo che all’interno del manufatto era deposta una statua della Vergine risalente all’anno 1626. La preziosa statua, oggi scomparsa, era opera di un artigiano d’Ayas; sul frontone dell’oratorio, nella parte alta, si leggeva Fons Salutis e c’è da ritenere che la scritta richiamasse alla mente del devoto sia la vicina sorgente termale che la sorgente spirituale sgorgante dal piccolo edificio sacro. In una memoria lasciataci da un nostro parroco alla fine del 1800 si legge che durante l’estate erano numerosissime le persone che salendo alle Terme, raggiungevano quell’oratorio per deporvi fiori, per pregare e per fare i voti di pronta guarigione grazie alla miracolosa sorgente distante solo poche decine di metri. Per quanto riguarda altri manufatti d’interesse comunitario si segnala nel corso dei secoli la presenza di un torchio per la pressatura delle uve, ma ai nostri giorni tale struttura non esiste più. Oggi le strutture che un tempo ricevevano i turisti sono state riconvertite in abitazioni o demolite; nell’insieme quasi tutte le case sono state ristrutturate e sono numerose le famiglie che vi abitano.
CRETIER Piergiorgio