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Tradizioni

Le nostre tradizioni

Processioni delle Vigne, penitenziali e di ringraziamento

Come tutte le comunità della Valle d’Aosta, anche Saint-Vincent ha tradizioni strettamente collegate alla Fede, ai Santi, alla campagna e al territorio. Non stupisce quindi che tutta una serie di abitudini e tradizioni radicate nei secoli tra i Sabins si ritrovino in questa casistica.

Le processioni delle vigne

Erano dette in questo modo perché si svolgevano all’interno degli impianti viticoli del nostro paese. La necessità di porre i vigneti sotto la protezione del divino era estremamente sentita dalla popolazione di Saint-Vincent che, non dimentichiamolo, aveva sul proprio territorio una superficie viticola molto estesa e alle spalle una plurisecolare tradizione per il “frutto dell’albero di Noè”. Per avere colture indenni da malattie era assolutamente necessario ricorrere al Divino, alla Vergine e ad alcuni santi. Questa protezione era possibile solo recandosi fisicamente in processione all’interno dei vigneti, dove il sacerdote di turno recitava preghiere e in punti particolari si fermava per la necessaria benedizione. Le fonti storiche ci informano che anticamente la durata di questo rito molto sentito tra la popolazione durava tre giorni. Non conosciamo il percorso e tutte le località visitate nei tre giorni; conosciamo invece in dettaglio quella che è ancora nei ricordi dei nostri anziani e che è stata definitivamente soppressa nel nostro paese nei recenti anni sessanta. Il giorno prefissato per la processione tutta la popolazione si ritrovava di buon’ora in chiesa per la recita di alcune preghiere al termine delle quali e grazie ai secchi ordini dettati dal “Batounì” si partiva. Il “Batounì” era la persona che aveva l’incarico di organizzare la processione e che alla domenica all’interno della chiesa faceva prendere posto ai fedeli avendo però cura di separare uomini, donne e bambini che conseguentemente assistevano alla messa in settori diversi. Nell’esercizio delle sue funzioni indossava sempre un lungo scapolare bianco legato in vita ed era detto Batounì perché era per così dire munito di un lungo bastone che incuteva un certo timore e che era percosso in terra in determinati momenti. Dunque, all’uscita dalla chiesa per la processione delle vigne, facendo seguito ai secchi ordini del Batounì si organizzava il corteo che prevedeva capofila la croce portata dai chierichetti, seguita dal suonatore di campanella, da numerosi sacerdoti, cantori, bambini, giovani e donne; era poi la volta degli uomini che, frequentemente non erano molto attenti al momento religioso; infine un gruppo di Suore chiudeva il corteo. L’itinerario di Saint-Vincent comprendeva il passaggio nei villaggi di Cisseyaz, Moulins, Orioux, Biègne, Cappella di Tromen (sosta e benedizione), Maison Neuve, Clapéaz e infine Moron. In questa chiesa era celebrata una messa al termine della quale tutti si rinfrancavano con uno spuntino preparato a casa. Poi si ripartiva! Attraverso il vallone di Cillian si andava verso Chadel, Feilley, Champs de Vignes dopodiché si scendeva ancora fino a lambire la Dora nei pressi del Ponte delle Capre. Da qui oltrepassato l’abitato di Tenso ci si dirigeva verso Glereyaz. Dopo un’ennesima breve sosta nella cappella di quel villaggio, si rientrava in chiesa sempre accompagnati da canti sacri e preghiere recitate dai partecipanti.

Le processioni penitenziali o di ringraziamento

Erano invece frequentemente effettuate non secondo un preciso calendario ma a seguito di particolari avversità atmosferiche (siccità perdurante, piogge ininterrotte, frane, smottamenti o altri motivi comunque collegati alla metereologia). Dalle carte presenti nell’archivio parrocchiale si apprende che questa comunità camminò davvero tanto e in tantissime occasioni. Si pensi che si hanno informazioni relative a processioni aventi come meta Issogne, Machaby (chiesa a monte di Arnad), il Santuario di Plout (a monte dell’abitato di Saint-Marcel) e di altre ad Aosta o ad Ayas. Tutte queste manifestazioni che durarono per secoli non sono più organizzate ma rientrano a pieno titolo tra le vecchie tradizioni del nostro comune.

I fuochi della vigilia della festa patronale nei villaggi

Raccontano gli anziani che un tempo la festa patronale di un villaggio era un appuntamento molto sentito dai residenti che approfittando di queste occasioni, riunivano la famiglia per festeggiare il santo protettore. Nei giorni precedenti la festa, i giovani si recavano nel bosco per raccogliere legna che era ammucchiata, unitamente a paglia e a fogliame secco, all’esterno del villaggio in posizione panoramica. La vigilia della festa, a tarda notte, quando ormai le ombre della sera erano scese sul territorio, questi enormi mucchi di rami, foglie e paglia, erano accesi: la festa era finalmente iniziata! Solitamente i fuochi non erano limitati al solo villaggio in festa ma altre pire erano preparate in altre frazioni. La baldanza dei giovani consisteva nel far durare il fuoco il più a lungo possibile. Guai a non riuscire nell’impresa di far durare le fiamme; all’indomani si sarebbero dovuti sorbire i commenti di tutti quelli che invece il fuoco l’avevano mantenuto in forma vivace per lungo tempo. La semplicità delle popolazioni dei villaggi si accontentava di questi momenti che servivano anche a migliorare i rapporti sociali e alle volte anche a limare vecchi rancori o asti.

Il "piccolo" San Vincenzo

Nel nostro paese perdura una tradizione di cui non si conosce l’epoca d’inizio. Il 22 gennaio, giorno di San Vincenzo Martire, patrono della nostra comunità, un ragazzino viene abbigliato come tradizionalmente è vestito San Vincenzo. Così agghindato il ragazzo partecipa alla solenne santa messa e al termine di questa alla processione che si snoda nelle vie del borgo. Il bambino, è solitamente scelto dal parroco o su segnalazione di altri sacerdoti o insegnanti per il suo impegno nello studio, in particolare lo studio del catechismo, o perché, grazie alla sua bontà, particolarmente meritevole di rappresentare il santo patrono. L’abbigliamento consiste in una tunica di colore bianco lunga fino ai piedi; su questa è indossata la dalmatica rossa e sul capo il tipico cappello quadricorno. Durante tutta la funzione egli regge un ramo di palma, simbolo del martirio del nostro patrono. Quattro altri ragazzini lo “scortano” per tutto il tempo e un nutrito gruppo di ragazzi abbigliati di bianco accompagna in processione il “piccolo San Vincenzo”. Questa tradizione, persasi negli anni settanta, è stata ripresa per volontà del parroco don Giuseppe Lévêque e tutt’oggi di anno in anno viene ripetuta con grande gioia dei bambini a cui è affidato quest’importante ruolo.